«Ho perso il lavoro, così sono caduta in povertà»

PESCARA. Gira da una parte all’altra della chiesa con il mocio e il secchio dell’acqua, poi passa a spazzare le foglie cadute per terra e raccatta le bottiglie vuote che trova in giro per i...
PESCARA. Gira da una parte all’altra della chiesa con il mocio e il secchio dell’acqua, poi passa a spazzare le foglie cadute per terra e raccatta le bottiglie vuote che trova in giro per i giardinetti attorno alla cattedrale di San Cetteo. Monica Bosatelli ha 57 anni, è originaria di Bergamo e vive a Pescara da oltre cinque anni. Nella vita ha sempre lavorato, dipendente assunta di una impresa di pulizie. Tutto andava bene, fin quando «la ditta ha iniziato a perdere gli appalti» e Monica si è trovata senza più uno stipendio.
«Ho provato a cercare lavoro diverse volte», racconta la donna mentre continua senza sosta a pulire il piazzale della cattedrale, «ma niente, non ci sono riuscita. Sono caduta così». Da 5 anni non riesce più a pagare l’affitto: così anche lei si è trovata a vagabondare per la città. Prima Roseto degli Abruzzi, ora Pescara. Sotto un portone della stazione dei treni, mette ogni sera un cartone a terra. «Mi copro con una coperta, poi metto la borsa sotto la testa come fosse un cuscino. Almeno sono sicura che non mi rubano il poco che ho». Anche se da anni dorme a terra, «non ti ci abitui mai al freddo della strada», dice, «non stai bene. Ti giri di continuo, non è una bella esperienza». Non ci si abitua neppure al viavai di persone sulle strade.
Per Monica, così come per tante altre persone, l’aiuto della parrocchia diventa fondamentale: «Venire qui e trovare la colazione la mattina è già tanto», racconta, «in città ci sono tanti locali sfitti e strutture abbandonate, per noi senza un tetto potrebbero essere molto utili, un piccolo appoggio più caldo del pavimento gelato della stazione. Anche il Piano freddo del Comune dura circa tre mesi e poi torniamo in mezzo alla strada».
Monica, una lavoratrice come tante altre che da un giorno all’altro si è trovata senza più un lavoro, vive in modo diverso la strada e gli “amici” che incontra accanto ad un muretto. «Io non faccio amicizia con loro», racconta indicando un gruppetto di senzatetto che si passa una bottiglia di amaro, «loro si drogano e bevono. Io non mi drogo e non bevo. Sono arrivata a questa età e non mi voglio rovinare. Sono una persona che nella vita ha sempre lavorato dalla mattina alla sera, sono caduta solo perché non riuscivo a pagare l’affitto. Vado a pranzo alla Cittadella dell’Accoglienza, ma anche lì accadono sempre litigi e casini, gente che discute».
Anche davanti alle difficoltà, la donna non perde la speranza e la fede: «Io prego tanto durante il giorno, credo moltissimo nel Signore». Nei suoi occhi chiari c’è la voglia di lavorare, d’altronde tiene ogni giorno a lucido gli ambienti della cattedrale. «Ora i muratori stanno facendo dei lavori in chiesa, è pieno di polvere. Torno nel pomeriggio a pulire perché poi c’è un funerale e gli ambienti devono essere puliti», conclude la donna mentre riprende in mano lo straccio e va via. (e.g.)

