«Ho perso moglie e figlia, non posso restare fermo»

14 Ottobre 2022

Parla Vincenzo Vittorini, il presidente del Comitato “309 martiri dell’Aquila”:  «In genere i verdetti non si commentano, ma questo è proprio sbalorditivo»

L’AQUILA. «In genere le sentenze non si commentano. In questo caso sì, perché il verdetto è sbalorditivo, fa male, lascia molto pensare. Ci fa precipitare in un buco ancora più nero rispetto ai procedimenti giudiziari precedenti, quando si sono messe sotto un tappeto, come si fa con la polvere, la verità e la giustizia. Oggi le stesse vittime sono state uccise un’altra volta». Così Vincenzo Vittorini, medico chirurgo aquilano che nel terremoto dell'Aquila del 6 aprile del 2009 ha perso la moglie e il figlio, sulla sentenza choc del tribunale dell’Aquila che prevede il concorso di colpa per le vittime nel crollo del palazzo di via Campo di Fossa. «Non sono coinvolto in prima persona in questa vicenda», spiega ancora il componente del comitato dei familiari delle vittime del sisma “309 martiri dell’Aquila”, «ma sono sicuro che i familiari andranno avanti e in appello questa macchia, questo dolore, saranno cancellati. Che cosa faremo? Nell’immediato stigmatizziamo, ma non finirà qui. È successa una cosa molto grave che non può passare sotto silenzio».
La sua è solo una delle migliaia di prese di posizione di indignazione, incredulità, sgomento ma anche rinnovato senso di appartenenza della comunità aquilana, che dal 6 aprile del 2009 ha affrontato insieme tante battaglie, a partire dall’accertamento delle responsabilità in sede penale e civile. Tra i tanti messaggi pubblici che hanno inondato i social, c'è anche chi rivolge un pensiero alle battaglie di Antonietta Centofanti, scomparsa lo scorso anno: «Vergogna, per fortuna Antonietta, scomparsa lo scorso anno, non ha dovuto assistere anche a questa beffa». E poi ancora: «Io sono sopravvissuta perché sono uscita dopo la seconda scossa della notte», ricorda Roberta Valerio proprio in riferimento all'edificio di via Campo di Fossa, «nel mio palazzo il portone era aperto, tutti pensavano di poter uscire. Ma nessuno ha pensato di concorrere in colpa, come io non ho pensato che in quel momento mi sarei messa in salvo».
Ma anche il professore dell'Università dell'Aquila Antonello Ciccozzi: «Ora è ancora più chiaro che si sarebbe dovuto capire che poteva arrivare un terremoto e le vittime sono state condannate più di chi le ha persuase a esporsi al pericolo che poi si è concretizzato nella catastrofe aquilana».(u.c.)
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