«Ho rinunciato alla prescrizione adesso posso andare a testa alta»

PESCARA. «Sono passati 9 anni, un mese e 3 giorni. Me lo ricordo quel 21 maggio 2006, era il giorno del mio 60° compleanno, quando mi ha telefonato un maresciallo dei carabinieri per dirmi che casa...
PESCARA. «Sono passati 9 anni, un mese e 3 giorni. Me lo ricordo quel 21 maggio 2006, era il giorno del mio 60° compleanno, quando mi ha telefonato un maresciallo dei carabinieri per dirmi che casa mia doveva essere perquisita. Io ero a Ponza: festeggiavo il compleanno e l’inizio della pensione dopo 40 anni di lavoro nella pubblica amministrazione. Mai avrei pensato di ritrovarmi indagato. E ancora mi chiedo cosa mai gli inquirenti avrebbero potuto trovare di strano in casa mia in cambio dell’appalto del verde alle cooperative sociali. Adesso, ho avuto la mia rivincita». Giampiero Leombroni, 70 anni, ex dirigente ai Lavori pubblici del Comune di Pescara nell’era di Luciano D’Alfonso sindaco, uomo di fiducia dell’attuale presidente Pd della Regione, ha rinunciato alla prescrizione mercoledì scorso e, in appello, è stato assolto dall’accusa di abuso d’ufficio. In primo grado, nel processo generato dall’operazione Green connection risalente al 2006, era stato condannato alla pena di un anno di reclusione. «Se ripenso a quel nome, Green connection», dice Leombroni, «mi sembra una barzelletta anche se 10 anni sono stati un dramma: quel nome è stato un modo di rendere pruriginoso un caso basato sul niente. Se nelle procure ci fosse gente davvero esperta di diritto e procedure amministrative, casi simili non accadrebbero. Invece ho vissuto un percorso dantesco: all’inizio si prova a minimizzare, ma poi ci si scontra con la realtà e, da imputati, non si può chiedere neanche un prestito di 10 mila euro per il matrimonio di un figlio. E poi c’è gente che quando mi vedeva in giro per Chieti, dove vivo e dove ho fatto l’allenatore di pallavolo fino alla seria A1, si girava dall’altra parte per non salutarmi. Guardi che noi anziani ci teniamo ancora alla nostra onorabilità. Resta un’amarezza di fondo nonostante la sentenza che mi soddisfa. Ma forse, quelli erano i prodromi di un attacco politico a D’Alfonso e alla sua giunta». Anche Leombroni, come D’Alfonso, è stato coinvolto nella successiva inchiesta Housework del 2008, finita nel 2013 tra le assoluzioni: «Anche lì sono stato assolto due volte».
Perché ha rischiato rinunciando alla prescrizione in secondo grado?
«Sono stato assistito dagli avvocati Giuliano Milia e Sergio Della Rocca e soprattutto Milia non voleva affatto che rinunciassi alla prescrizione ma, a 70 anni, decido io perché, in fondo, anche in caso di condanna nessuno scriverebbe sul mio epitaffio “Condannato per aver affidato la cura del verde alle cooperative di persone svantaggiate” come gli ex tossicodipendenti».
Una sfida alla giustizia?
«Non è stato un azzardo: dopo la condanna in primo grado, è partita un’azione della Corte dei Conti che è finita con un’archiviazione senza ravvisare alcun danno erariale. Nonostante questo, tutti mi sconsigliavano di rinunciare alla prescrizione. Io per tre notti non ci ho dormito, poi, mi sono fidato della grande esperienza di un altro avvocato, Vincenzo Di Girolamo che mi ha spiegato gli errori della prima sentenza penale».
Poi come è andata?
«Mi sono presentato all’Aquila e ho recitato la formula: “Desidero rinunciare alla prescrizione”. Se avessi avuto 40 anni, forse, ci avrei pensato meglio ma, adesso, sono soddisfatto anche se questi 10 anni di turbamenti non me li ridarà nessuno. In questi anni tanti hanno pensato che io avessi commesso imbrogli: all’epoca, al Comune di Pescara, affidavo tra 50 e 70 milioni di euro di lavori pubblici all’anno e figuriamoci se potevo fare favori per poche migliaia di euro. La verità è che c’era la grande pressione dell’amministrazione D’Alfonso che voleva dimostrare alla città un cambio di passo con una Pescara sempre più curata, in centro e in periferia».
Le ha telefonato D’Alfonso?
«È stato tra i primi: mi ha detto “Bravo, hai fatto la scelta giusta”. Mi ha chiamato anche Guido Dezio con il quale ho condiviso il processo Housework: Dezio l’ho preso per mano fin dagli inizi della sua carriera in Comune. E poi tanti amici. Ora posso girare a testa alta e nessuno potrà dirmi che sono stato scagionato per la prescrizione».
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