I bagnini: troppa gente sfida il mare mosso

«Non vogliono ascoltarci e mettono in pericolo anche noi»
PESCARA. «I bagnanti non si rendono conto che entrando in acqua col mare mosso e le onde alte, mettono in pericolo anche noi che dobbiamo salvarli». Secondo i bagnini della Compagnia del Mare, ognuno dei quali ha il compito di monitorare, a turno, 150 metri di spiaggia da Città San'Angelo alle Isole Tremiti, i pericoli delle acque agitate vengono sottovalutati «perché troppo spesso, dopo averli richiamati e sconsigliati di entrare in acqua con la bandierina rossa ben in vista, ci rispondono: “Tanto ci siete voi che ci venite a salvare”».
Tra il serio e il faceto, un ragionamento poco sensato che ha spinto Cristian Di Santo, presidente della Compagnia del Mare (200 giovani, età media 25 anni, più maschi , " le ragazze sono belle e di carattere", due turni giornalieri: dalle 10 alle 14.30 e dalle 14.30 alle 19) e della Società di Salvamento ( 30 anni di attività, 70 unità muniti di gommone, moto d'acqua con barella e pattuglia mobile con defibrillatore) ad adottare provvedimenti più drastici: «Siamo arrivati a vietare categoricamente la balneazione, anche se tecnicamente non sarebbe possibile. Ma quando le condizioni del mare non lo permettono, sconsigliamo vivamente i bagnanti. In questo modo, annulliamo il rischio di incidenti perché col mare grosso si formano correnti di risacca pericolose soprattutto al largo delle scogliere». «In questi casi», è il consiglio di Di Santo, «chi viene coinvolto nel mulinello col rischio di essere sbattuto contro gli scogli, deve avere la prontezza di nuotare parallelamente alla costa per uscire dall'onda anomala».
«Noi richiamiamo continuamente le persone, convincendole a non entrare in acqua se non sono garantite le giuste condizioni», riferisce Chiara Ballone, lifeguard attualmente addetta al controllo di una spiaggia libera e un’altra in concessione al confine tra Pescara e Francavilla, nei pressi del Lido Ombretta, «facciamo azione di prevenzione anche per salvare la nostra vita. I più indisciplinati sono le persone anziane, gli adulti in generale. Mi sono persino sentita rispondere: “Vado a controllare che esistano queste ordinanze”, perché non ci credevano. Qualche giorno fa, è accaduto che due bimbetti di circa 6-7 anni sono stati lasciati per mezz'ora da soli dai genitori che si sono inoltrati dietro la scogliera su un tratto di spiaggia. Non avevano visibilità dei figli, ma io me ne sono accorta e li ho guardati tutto il tempo. L'ultimo caso che mi è capitato, una signora con un neonato in braccio si è addentrata a livello delle acque sicure (un metro di profondità) c'era il mare grosso, le ho sconsigliato di non allontanarsi, ma non mi ha ascoltato. Accade anche questo, non possiamo obbligare nessuno a non entrare in acqua, ma in casi estremi abbiamo facoltà di far intervenire la Guardia costiera». Ancora più recalcitranti alle regole sono gli utenti delle spiagge libere: «Con loro è tutto più difficile perché si sentono al riparo dai controlli e quando li invitiamo a rispettare le regole imposte dalla capitaneria sui giochi in spiaggia, per esempio, ci rispondono: “Siamo in una spiaggia libera, possiamo fare quello che vogliamo”. E invece no». Perché le regole valgono per tutti. Lo conferma l'articolo 1 dell'ordinanza della Guardia costiera numero 42 del 2015, attualmente vigente, dove si legge che «è fatto obbligo a concessionari balneari e Comuni, per le spiagge libere, di esporre in luogo visibile all'utenza copia della presente ordinanza di sicurezza balneare» in modo da essere visionata da chiunque.
Chi si butta in acqua quando il mare è mosso «non avverte il senso del pericolo, si sente sicuro perché sa nuotare e non pensa certo di mettere in difficoltà anche noi che li dobbiamo soccorrere», è la disamina di Roberta Conforte, un'altra baywatch in servizio tra Sabbia d'oro e la Conchiglia a Porta Nuova, «per il salvataggio siamo muniti di binocoli, boccaglio, giubbotto e salvagente e siamo assicurati se ci facciamo male. Sulla torretta ci sono tutte le indicazioni a disposizione dei bagnanti, ai quali chiediamo massima collaborazione».
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