I balneatori: stabilimenti a rischio

18 Maggio 2019

Francavilla, lo sfogo degli operatori dopo le ultime mareggiate: «I pennelli da soli non bastano»

FRANCAVILLA AL MARE. Dopo l'attacco di Padovano, la palla passa ai balneatori, che a meno di due settimane dall'inizio di giugno vedono ancora la loro spiaggia occupata dal cantiere. La mareggiata di lunedì scorso ha riportato l'acqua sotto i lidi, facendo esplodere la rabbia: «In questi giorni abbiamo dovuto obbligatoriamente usare la via diplomatica per assicurare che la stagione si farà», dice Pierluigi Di Giuseppe del lido “Nautilus”, con riferimento ai messaggi congiunti che girano sulla chat condivisa degli operatori di settore. «Ma la realtà è che siamo in una condizione critica, per non dire parole peggiori. Al 17 maggio, dopo 950mila euro di finanziamenti già impegnati per gli interventi di contrasto all'erosione, l'acqua è tornata a lambire gli stabilimenti. In pratica non c'è stato nessun passo avanti. A questo punto essere ottimisti è davvero dura». Questo è solo l'ultimo sfogo di chi lavora nel tratto di costa a confine con Pescara, arrivato dopo le parole di Riccardo Padovano che ha puntato il dito sui ritardi nell'aggiudicazione di 12mila metri cubi di sabbia, stoccati nella vasca di colmata del porto di Pescara e destinati al ripascimento sommerso. Già qualche giorno fa alcuni balneatori si erano riuniti per denunciare una situazione preoccupante: «Ogni anno sono costretto a togliere una fila di ombrelloni», dice Claudio Marcello dell'omonimo stabilimento. «Qui la spiaggia non supera i venti metri, mentre nelle zone più a sud arriva addirittura a settanta».
Molto arrabbiato anche Mauro Cioffi di Lido Bianco: «Ok i pennelli, ma è un intervento che da solo non basta, e gli eventi degli ultimi giorni lo confermano. Qui c'è bisogno di chiudere le scogliere, rinforzare le punte, effettuare un ripascimento sommerso ed emerso. Solo così possiamo tornare a lavorare serenamente. Servono almeno 5mila metri cubi di sabbia per ogni vasca creata con i pennelli».
Insieme a loro anche Fulvia Di Giuseppe de La Vela Bianca si unisce al coro di protesta, mentre Di Giuseppe accusa il Comune: «Nonostante i finanziamenti della Regione ci troviamo ancora ad invocare soluzioni d'emergenza. Questo a causa di una valutazione sciagurata del sindaco che ha scelto una progettazione che si sta dimostrando palesemente errata. La politica degli ultimi anni ha coccolato i primi e abbandonato gli ultimi. Zone come la Sirena e l'Asterope hanno ricevuto fiumi di denaro, mentre a quelle di confine è toccato poco o nulla». A rispondere è direttamente Antonio Luciani: «I risultati prodotti dai pennelli sono già visibili anche ad un occhio non esperto. Lo dico al netto dell'emotività che un amministratore non dovrebbe mai avere e che invece ha affrettato il giudizio dei balneatori. Del resto, i pennelli avrebbero potuto far parte della nostra città già quindici anni fa, ma così non fu proprio per la loro opposizione. Ricordo infine che sotto la mia amministrazione la Regione ha investito 3 milioni di euro in 8 anni per la difesa della costa. Una cifra non sufficiente, ma diversa dal nulla investito dai balneatori per proteggere le loro concessioni».