I borghi fanno squadra: possiamo salvarci solo così

Progetto turismo: sessanta sindaci raccolgono l’invito dell’assessore Lolli a rilanciare la nuova immagine della regione
L'AQUILA. I borghi più belli dell'Abruzzo si stanno svuotando. Un pericolo che si deve combattere con l'unica arma in grado di fronteggiarlo: il turismo. Organizzato a livello regionale, collegato all'Italia, come vuole il progetto nazionale dal titolo ambizioso: "Borghi, viaggio italiano", un'azione interregionale coordinata dalla Regione Emilia-Romagna e finalizzata a mettere in rete eccellenze architettoniche, paesaggistiche, urbanistiche. E che punta alla tutela del patrimonio culturale e ambientale di 800 borghi.
L'assessore regionale al Turismo, Giovanni Lolli, ha chiamato a raccolta nell'auditorium di Palazzo Silone, tutti i borghi abruzzesi che fanno parte delle reti certificate per mettere a punto le azioni future per rilanciare una nuova immagine dell'Abruzzo. Un'immagine autentica, lontana dai disastri causati dagli ultimi terremoti, dal duro inverno, dal dissesto idrogeologico, e che è quella fornita dalle decine di paesi che custodiscono bellezze e tipicità dalla costa all'entroterra.
Anche l'Abruzzo entrerà nel catalogo del nuovo progetto nazionale "Borghi, viaggio Italiano". Alla sessantina di amministratori presenti Lolli ha detto che «è importante non soltanto provare a reagire e a rispondere al disastro (e le vittime) causato dal terremoto e dal maltempo, ma anche a cogliere questa occasione per riposizionare l'immagine dell'Abruzzo e la sua unicità di regione dei parchi e contemporaneamente delle grandi realtà industriali».
Rispondere al progetto "Borghi, viaggio italiano" significa anche poter accedere con maggiore agilità a risorse europee, visto che i bilanci regionali sono blindati (e risicati a causa dei debiti).
Intanto ci si deve organizzare per il prossimo open day, che si terrà a giugno. Ma per i sindaci, oltre ai progetti, ci sono i problemi. Come spiega il sindaco di Guardiagrele (Chieti), Simone Dal Pozzo: «Sono sindaco da due anni, quello che ho capito è che la parola chiave è “sistema”: è impensabile che ognuno di noi possa farsi promozione da solo. Non potrò mai arrivare da solo a una fiera internazionale con 200-300 tour operator, lo posso fare attraverso la mediazione della Regione».
Luigina Antonacci, sindaco di Castelvecchio Calvisio (L'Aquila), invece, fa notare come i piccoli borghi sono strozzati dall'eccessiva burocrazia, troppe norme e autorizzazioni: «Ci eravamo preparati per rispondere al Piano per lo sviluppo rurale, importante per sviluppare i nostri raccolti, ma è spuntato l'ennesimo cavillo: mancava il piano di gestione delle foreste, che non ha nessuno. E' stata una grande delusione».
Sabrina Simone, sindaca di Pretoro (Chieti), pensa che «si deve fare molta formazione, rilanciare e riqualificare la ricettività, che in Abruzzo è medio-bassa. E soprattutto», aggiunge, «dobbiamo cancellare la mentalità del “mordi e fuggi”, per cui il turista viene spennato, maltrattato, perché tanto va via e poi dopo ne arriva un altro». Infine l'assessore al Turismo di Civitella del Tronto, Gabriele Marcellini: sì anche per lui «si può sopravvivere soltanto se ci mettiamo insieme».
Marianna Gianforte

