«I carabinieri ci sono, lavoriamo insieme»

L’appello di Ranalletta, nuovo comandante provinciale dell’Arma: «Pescara sa ancora indignarsi»
PESCARA. Piazze “calde” come la Corleone di Cosa Nostra e Bari San Paolo, rione di clan e di imponenti traffici di droga; Orvieto e poi Roma con incarichi di Stato Maggiore al comando generale dell’Arma e allo Stato Maggiore Difesa, alla Scuola ufficiali e, in ultimo, come comandante del reparto comando della Legione carabinieri Lazio. Sono le tappe professionali del nuovo comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, il colonnello Stefano Ranalletta. Ieri si è presentato ufficialmente alla città dove è arrivato il 2 settembre e ha già avuto modo di scoprire, come dice lui stesso, «una realtà dinamica ed effervescente. Per me è motivo di grande orgoglio essere qui».
Nato a Venezia ma di origini abruzzesi-marsicane, il colonnello ha 52 anni. Sposato e padre di 4 figli è laureato in giurisprudenza all’università Sapienza di Roma e si è arruolato nell’Arma nel 1993. Primo incarico, dopo il percorso di formazione, quello di comandante di plotone 6° Battaglione di Firenze. A Pescara arriva al posto del colonnello Riccardo Barbera ed è «dall’ottimo lavoro fatto finora che», dice l’ufficiale, «voglio riprendere, puntando sulla sicurezza partecipata». E la spiega così: «Il nostro ruolo è innanzitutto quello di dare una presenza rassicurante sul territorio. Va frequentato, il territorio. È così che possiamo ottenere una sicurezza partecipata, con i cittadini che contribuiscono al nostro operato. Da parte nostra garantiamo presenza e impegno sul territorio, che è poi anche molto eterogeneo, grazie alla capillarità della nostra struttura che ci consente di adattarci alle diverse realtà e di vigilare costantemente, potendo contare sull’ampia rete di reparti di cui disponiamo».
Ma non è solo ascolto e prevenzione. «La nostra attenzione», va avanti il colonnello, «è rivolta a tutte le forme di criminalità e delinquenza che si radicano in un tessuto estremamente operoso, che diventa appetitoso per chiunque voglia investire in attività criminose. Il nostro impegno è quello di cercare di aggredire ogni forma di delinquenza e criminalità, sia con le misure di prevenzione sia, soprattutto, con le attività di polizia giudiziaria, anche con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, con i quali», sottolinea, «ho trovato un clima di estrema collaborazione».
Inevitabile, dopo l’omicidio di Christopher dello scorso 23 giugno, ucciso nel parco Baden Powell di via Raffaello con 25 coltellate da due coetanei, non parlare di disagio giovanile: «È necessario concentrarsi sull’attività di prevenzione, coinvolgendo tutti gli attori sociali, portando avanti, anche con gli incontri nelle scuole, l’educazione alla legalità. Il nostro impegno è di intervenire con fermezza e recidere i collegamenti con le forze delinquenziali più aggressive. Il nostro focus è verso tutte le forme delinquenziali che creano allarme sociale, e a tutela delle fasce più deboli quali i giovani, per lo spaccio e la droga, e gli anziani vittime dei truffatori che sfruttano la loro buona fede. Anche con loro cercheremo di portare avanti incontri di informazione e di formazione, per metterli in guardia dai rischi».
E infine: «La realtà di Pescara reagisce ancora a questi i fenomeni, ed è proprio sull’onda dell’indignazione, della reazione dei cittadini, che deve scattare la loro partecipazione».

