I commercianti: «La ripresa è lenta, servono garanzie»

Il primo bilancio otto giorni dopo la riapertura dei negozi Di Domizio: adesso il problema maggiore sono le spese fisse
MONTESILVANO. Le saracinesche a Montesilvano si rialzano, ma la ripresa degli affari stenta a decollare. Hanno riaperto lunedì 29 marzo le attività commerciali del settore abbigliamento, calzature e gioielli, chiuse per 6 settimane a causa della zona rossa, ma la situazione economica resta critica per gli esercenti della città. Nonostante l’ottimismo e la speranza che in questa fase stanno caratterizzando lo stato d’animo dei commercianti, parlare di un rilancio è prematuro.
A tracciare un bilancio di questi primi 8 giorni di apertura – condizionata anche dalle nuove chiusure del weekend di Pasqua – sono il direttore provinciale di Confesercenti, Gianni Taucci, e il presidente dell’associazione di commercianti Montesilvano nel Cuore, Gianluca Di Domizio. «Sicuramente da parte degli esercenti c’è grande soddisfazione per aver potuto riaprire le proprie attività dopo circa un mese e mezzo di stop forzato», evidenzia Taucci, «ma la ripresa degli affari è ancora molto timida. A influire sulla situazione sicuramente anche la nuova chiusura per le festività di Pasqua che ha costretto i negozi a fare la settimana corta».
Tuttavia il direttore di Confesercenti sostiene che le attività commerciali siano animate da un cauto ottimismo in questa fase storica. «Siamo certi che nelle prossime settimane», prosegue, «se, come ci auguriamo tutti, la situazione non dovesse nuovamente peggiorare, assisteremo a una ripresa più consistente del volume di affari». Come sottolineato anche la scorsa settimana dai commercianti, infatti, i clienti stanno mostrando sostegno e vicinanza alle attività commerciali che frequentavano prima delle chiusure. Ma il problema resta la mancanza di certezze per il futuro. «Si naviga a vista», commenta Di Domizio. «Noi vorremmo essere ottimisti e propositivi, ma come si fa a fare progetti senza sapere se domani saremo aperti o chiusi e soprattutto senza avere le minime garanzie a livello statale?». Il principale disagio lamentato dagli esercenti, come spiega il presidente dell’associazione, sono i costi fissi da coprire, come affitti, bollette, F24, stipendi, mentre resta il dubbio sui ristori o la cancellazione/rinvio di alcune tasse. «Ci mandano a combattere una guerra, non solo senza armi, ma senza neanche uno scudo», prosegue. «Noi tiriamo avanti, ma dopo un anno la situazione è difficile. Abbiamo riaperto, ma di clienti ce ne sono pochi. Del resto l’economia si basa su un circolo virtuoso, ma se la catena si interrompe da qualche parte, si blocca tutto. Noi comunque ci stiamo rimboccando le maniche e abbiamo iniziato anche già a riflettere su eventuali iniziative per il periodo estivo. Ma anche in questo caso, tutto dipenderà dalle risorse a disposizione e dalle possibilità che avremo a causa delle restrizioni anti-Covid». Lo scorso anno, nonostante la pandemia, i commercianti hanno provato a organizzare delle serate dello shopping nei mesi di luglio e agosto, ma i risultati non sono stati quelli sperati dal punto di vista dell’affluenza e del volume di affari. Investire risorse per promuovere eventi in questo periodo storico, senza avere certezza sulla buona riuscita, potrebbe trasformarsi in un'arma a doppio taglio per la categoria.

