I dializzati in calo per la prima volta

28 Settembre 2019

In regione il numero scende sotto quota mille. Così dice uno studio abruzzese che sarà svelato al congresso mondiale

PESCARA. Sono diminuiti di circa il 3%, in 4 anni, i pazienti abruzzesi in emodialisi, passando dai 1.030 del 2015 ai 995 di giugno 2019. Il dato è contenuto nel report curato dal dottor Antonio Ciofani (nel riquadro) e dal professor Giorgio Splendiani che sarà presentato a Rimini in occasione del 60° congresso mondiale di nefrologia, in programma dal 2 al 5 ottobre. Lo studio, in realtà, si snoda lungo un orizzonte temporale di cinquant’anni, e ripercorre tutte le tappe dello sviluppo della nefrologia in Abruzzo, sin dal 1969, anno di inizio di attività nefro-dialitica negli ospedali dell’Aquila e di Pescara. Nei cinque decenni esaminati gli addetti ai lavori hanno osservato un progressivo aumento dei pazienti costretti a sottoporsi all’emodialisi. Nell’ultimo periodo il numero si è prima stabilizzato, per diminuire nell’arco compreso tra il 2015 e il 2019.
COS’È L’EMODIALISI. Si tratta di una tecnica extracorporea di “purificazione” del sangue alla quale si ricorre quando i reni non sono più in grado di assolvere a questo compito, e quindi non riescono a depurare l’organismo dalle scorie che si producono ogni giorno. Una condizione molto grave per il paziente, che rischia anche la vita se non sottoposto al trattamento di emodialisi. Il trattamento, spiega il dottor Ciofani, nefrologo, già primario del reparto di nefrologia di Pescara e attualmente consulente di strutture convenzionate, dura dalle 3 alle 4 ore, e va ripetuto per tre volte a settimana.
I NUMERI. In Abruzzo, aggiunge il dottor Ciofani, «sono presenti 21 centri, di cui 18 pubblici e 3 a gestione pubblico-privata». Degli attuali 995 pazienti in cura, 200 sono in provincia dell’Aquila (l’unica nella quale si è verificato un leggero aumento, pari a due unità rispetto al 2015), 247 a Pescara (contro i precedenti 256), 316 a Chieti, il territorio che segna la diminuzione più marcata, in confronto ai 350 pazienti di 4 anni fa, e 226 in provincia di Teramo (contro i 231 del 2015).
COS’È CAMBIATO. Le cause alla base della diminuzione del numero di pazienti sono molteplici. «Dalla diagnostica precoce avanzata», spiega il dottor Ciofani, «alla prevenzione, al miglioramento delle condizioni igieniche e delle terapie . Per esempio, molte malformazioni dell’apparato urinario che una volta avrebbero prodotto un danno renale in età adulta, ora possono essere diagnosticate e corrette in età pediatrica. Alcune di queste possono essere affrontate chirurgicamente già nella fase di vita intrauterina, altre nel primo anno di vita del bambino. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a un calo delle glomerulonefriti (infiammazioni renali) dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e delle terapie specifiche». Da non sottovalutare, spiega il medico, la cura dei focolai infettivi che possono causare le nefriti. Soprattutto, però, oggi sempre meno pazienti arrivano a uno stato di insufficienza renale così avanzata da richiedere l’emodialisi, «grazie alla terapia conservativa quando l’insufficienza renale non è ancora a uno stato avanzato».
LA PREVENZIONE. L’importante dunque, come sempre, è identificare il prima possibile un potenziale danno renale prima che diventi irreparabile. Il problema, spiega il dottor Ciofani, è che i campanelli d’allarme suonano di rado, nel senso che spesso i sintomi sono talmente lievi e generici da essere facilmente confusi con altre patologie. «Il primo referente», dice lo specialista, «è il medico di famiglia», che con opportune analisi può individuare il problema.
I FATTORI DI RISCHIO. Obesità, colesterolo, diabete, ipertensione, fumo e sedentarietà, iperuricemia: sono sempre loro i nemici da cui guardarsi, partendo innanzitutto da uno stile di vita sano. E, guarda caso, sono esattamente gli stessi delle malattie cardiovascolari. «Tant’è che oggi», osserva il dottor Ciofani, «è nata una nuova disciplina, la cardio-nefrologia, a suggellare gli stretti legami che ci sono fra apparato cardiovascolare e reni. Una migliore conoscenza di questi fattori significa prevenzione, e vuol dire portare meno pazienti verso la dialisi». Oggi si assiste a un aumento delle insufficienze renali di grado inferiore, ma attento controllo periodico da parte del nefrologo serve proprio a evitare che il paziente vada verso la dialisi.