I difensori replicano a Reboa: il processo non sarà un martirio

PESCARA. Polemica tra legali al termine dell’udienza di ieri: 15 avvocati degli imputati del processo Rigopiano hanno diffuso una nota: «Anche oggi abbiamo avuto modo di leggere e ascoltare, come del...
PESCARA. Polemica tra legali al termine dell’udienza di ieri: 15 avvocati degli imputati del processo Rigopiano hanno diffuso una nota: «Anche oggi abbiamo avuto modo di leggere e ascoltare, come del resto è accaduto al termine di ogni udienza finora celebrata», scrivono in una nota i difensori, «le dichiarazioni dell'avvocato Romolo Reboa, difensore di alcune parti civili, il quale ha preconizzato, intervenendo sul tema del sequestro conservativo dei beni di alcuni imputati, "che da oggi e fino alla fine del processo, non sarà solo un martirio per le famiglie delle vittime, ma lo sarà anche per gli imputati". Riteniamo che affiancare e attribuire il termine martirio alla posizione degli imputati, ovviamente inteso come pena e tormento di eccezionale gravità, unico significato concesso dalla lingua italiana, sia di inaudita gravità e dimostri una concezione del processo diametralmente opposta a cui aneliamo e, soprattutto, a quella che la Costituzione Italiana prevede. Si tranquillizzi allora l'avvocato Reboa: il processo Rigopiano non sarà un martirio per nessuno, ma è e sarà un processo come gli altri, un giusto processo finalizzato ad accertare eventuali responsabilità. Non dubitiamo che anche questa triste, dolorosa vicenda sarà valutata dalla magistratura con il rigoroso rispetto delle regole e dei diritti degli imputati e delle altre parti. Le pressioni mediatiche non servono all'accertamento della verità, ma solo a creare un clima meno sereno: su questo tema noi avvocati difensori degli imputati saremo irreprensibili, così come lo siamo stati finora». (m.cir.)

