I fanghi del porto abbandonati da 3 anni

Masci: trasporto in discarica già pagato ma i sedimenti non si muovono
PESCARA . Yacht con vista su una collina di rifiuti. Da più di tre anni. Sono ammassati all’imbocco del porto i fanghi del dragaggio scavati tra il 2013 e il 2014: più di 200 mila metri di cubi di sabbia sui quali sono cresciute le erbacce alte oltre un metro. E adesso quella barriera incolta, formata dai sedimenti contaminati del porto canale, è anche un pericolo per le imbarcazioni in entrata al porto turistico: i natanti che arrivano da nord non riescono a vedere l’imbocco dello scalo e la torre di controllo del Marina di Pescara non riesce a guidare tutte le manovre proprio a causa della scarsa visibilità. Il caso è stato al centro di una riunione della commissione Garanzia del Comune e il prossimo 12 settembre, alle 12,30, sarà il primo argomento del consiglio comunale convocato per le 15,30. A chiedere di portare il caso in aula è stato il consigliere Carlo Masci, presidente della commissione Garanzia: «Ormai da troppi anni all’imbocco del porto c’è una collina di rifiuti», dice Masci, «non è una duna ma uno scandalo pescarese che ha cambiato addirittura il panorama della città. Quando è stato fatto il dragaggio del porto tra il 2013 e il 2014 scavando 200/250 mila metri cubi di sabbia in un appalto da 12 milioni di euro, il materiale è stato scaricato sulla banchina e lì è rimasto», dice Masci, «ma quell’appalto ha avuto un costo così elevato perché comprendeva anche il trasporto e lo smaltimento in discarica dei fanghi dopo un periodo di decantazione. Da allora sono passati più di tre anni e ci chiediamo», continua Masci, «se il materiale sarà rimosso e quando».
In commissione è stato ascoltato anche il direttore del Marina di Pescara Bruno Santori: «In commissione ho rappresentato la ricaduta di quel deposito sulle attività del porto turistico. Inizialmente, il deposito ha creato il problema della sabbia portata dal vento sulle barche ormeggiate e, per questo, abbiamo interessato con più lettere il Provveditorato alle Opere pubbliche ma questo problema si è risolto da solo con la crescita delle erbacce e con la solidificazione del materiale. Ma, adesso, è diventato una limitazione per le operazioni della postazione della torre di controllo: chi arriva da nord non vede l’imboccatura del porto turistico. Confidiamo», dice Santori, «che quel materiale, accumulato come deposito temporaneo, sia rimosso a breve. Noi ormai ci siamo quasi abituati a quella visuale ma di certo non è un belvedere».
Masci sottolinea: «Anche Santori ha confermato che il materiale abbancato causa gravi problemi al porto turistico: al di là dell’aspetto estetico, il deposito copre la visuale dell’imbocco. Questa situazione deve essere presa di petto: quel materiale non può rimanere lì perché il trasporto e lo smaltimento sono stati pagati».
Dopo la commissione Garanzia, la conferenza dei capigruppo ha deciso di portare il tema in consiglio: insieme al presidente Francesco Pagnanelli è stato deciso di trattare il caso in un consiglio aperto con interventi di personalità esterne alla politica cittadina. «Problematiche relative al dragaggio anno 2014 e al deposito del materiale di risulta nell'area portuale», questo l’ordine del giorno. «Abbiamo invitato a riferire il direttore marittimo Enrico Moretti per illustrarci la questione», dice Pagnanelli, «e la formula del consiglio aperto permetterà anche altri interventi». In aula dovrebbe parlare anche il provveditore Enrico Bentivoglio.
«Mi è stato contestato che la mia commissione si occupa di troppe cose», dice Masci, «ma quel deposito ormai rappresenta un problema della città. Quella collina si vede da ogni punto della spiaggia. È uno scandalo pescarese e non è accettabile tollerarlo ancora. Ora, qualcuno dovrà spiegarci cosa è successo, in che condizioni è questo appalto e come si interverrà».
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