I gestori: ma per noi è impossibile far rispettare le distanze a chi balla

6 Luglio 2020

PESCARA. «Questo episodio è la conferma che, finché restano in vigore i protocolli anti contagio, non sarà possibile organizzare nessuna serata con dj o musica dal vivo perché per noi gestori è...

PESCARA. «Questo episodio è la conferma che, finché restano in vigore i protocolli anti contagio, non sarà possibile organizzare nessuna serata con dj o musica dal vivo perché per noi gestori è impossibile controllare in ogni momento il mantenimento delle distanze di sicurezza tra i clienti, che tutti indossino le mascherine o, peggio ancora, che non si formino le file all’esterno delle strutture». Gianluca, titolare dello stabilimento “La Lampara” sul lungomare nord, al confine tra Pescara e Montesilvano, commenta così i controlli delle forze dell’ordine della scorsa notte e l’avvio delle procedure per la sospensione dell’attività.
Chiusura che è stata già ufficializzata nei confronti di un altro locale commerciale, il “Kalima”, attiguo allo stabilimento balneare “San Marco”, che dovrà rinunciare a musica e discoteca per i prossimi cinque giorni. «Le leggi ci sono e vanno rispettate», si rammarica il titolare, Gaspare Sebastiani, «ma dopo questo provvedimento daremo lo stop alla musica e alla discoteca fino al 31 luglio, giorno in cui è prevista la fine dello stato di emergenza sanitaria, perché in queste condizioni e con queste norme così rigide non si può lavorare. Le forze dell’ordine hanno ragione a fare i controlli, ma o ci danno il permesso di fare le serate e quindi mostrano anche un po’ di tolleranza nei nostri confronti, oppure si chiude tutto e se ne riparla a fine emergenza».
Per i gestori della riviera, il problema sta nel riuscire a controllare il rispetto effettivo del distanziamento sociale tra i gruppi di giovani e adulti che affollano gli spazi, specialmente mentre si balla, e l’utilizzo delle mascherine dall’inizio alla fine delle serate. Ma c’è chi come Stefano Cardelli, titolare di “Nettuno beach club” e presidente dell’associazione di categoria Ciba-Confartigianato, ritiene che le cose si possano fare, basta ridurre di molto gli ingressi e rispettare pedissequamente i protocolli nazionali e regionali. «Se ci hanno dato la possibilità di aprire per poi farci chiudere non va bene», ammette Cardelli, che poi aggiunge: «In base alla licenza di agibilità ogni locale e luogo di pubblico spettacolo ha una capienza massima da rispettare a seconda dello spazio disponibile. Basta ridurre quel numero, indicato per situazioni di normalità, fino al 50-60 per cento. Noi ci siamo regolati consentendo gli ingressi solo su prenotazione e facendo confluire i gruppi verso i tavoli, opportunamente distanziati. Durante tutte le serate facciamo firmare un modulo all’ingresso alle persone, certificando che sono congiunti, in questo modo possono ballare in coppia i balli latini o avvicinarsi in pista per le canzoni commerciali o per il raggaeton». (y.g.)
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