I martiri del terrorismo: Alessandrini 40 anni dopo

Venerdì in tribunale a Pescara convegno con i magistrati e i figli delle vittime
PESCARA. Un incontro per riflettere sugli anni di piombo e confrontarsi sulla prevenzione dei nuovi terrorismi. Nasce con questi obiettivi l’appuntamento di venerdì dal titolo “Diritti infranti: strategie del terrore e le risposte dello Stato” che inizierà alle 14.45 nell’aula “Emilio Alessandrini” del Tribunale di Pescara. Lo spunto di partenza è sicuramente quello del ricordo dell’omicidio del giudice Emilio Alessandrini, avvenuto a Milano il 29 gennaio 1979, il primo magistrato ucciso nel capoluogo lombardo. Alle 8.30 di quella mattina, subito dopo aver lasciato suo figlio Marco alla scuola elementare di via Colletta, all'incrocio tra viale Umbria e via Muratori, venne raggiunto e colpito da un commando di Prima Linea mentre era fermo al semaforo. Alessandrini a quel tempo aveva solo 36 anni. Accanto a suo figlio Marco Alessandrini, sindaco di Pescara, venerdì ci saranno anche Alessandra Galli, Consigliere di Corte di Appello di Milano, figlia di Guido Galli, magistrato ucciso nel 1980, e Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi, assassinato nel 1980. Saranno loro tre i protagonisti del primo momento di confronto, dedicato a “Il ricordo dei figli” che sarà moderato da Massimo Giannini, direttore di Radio Capital. La seconda sessione della giornata sarà dedicata a “Giurisdizione e contrasto ai fenomeni eversivi. Il filo che lega il passato al presente”, e prevede gli interventi di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, di Filippo Donati, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Firenze e Consigliere del Csm, e di Armando Spataro, già procuratore della Repubblica di Torino, che proprio di recente, dopo 44 anni in magistratura, ha ribadito di aver avuto tra i suoi maestri proprio Emilio Alessandrini e Guido Galli. «Due fratelli maggiori, due maestri che mi hanno insegnato tutto, dal rispetto per gli avvocati al modo di rapportarsi con i giudici alle tecniche investigative», ha detto Spataro ai giornalisti nel giorno della festa di addio a Torino. A proposito proprio di Alessandrini, Armando Spataro nel corso della cerimonia del Premio Borsellino, nel ricevere il premio dalle mani del sindaco Marco, figlio del giudice ucciso, ha detto «è un’emozione, per me, essere vicino al mio piccolo Marco. Abbiamo vissuto insieme momenti tragici, che hanno cambiato per sempre la storia della sua vita e quella della sua famiglia». L’evento che si svolgerà al Tribunale di Pescara non vuole essere solamente un momento di ricordo. La parte dedicata alla memoria sarà infatti solamente un elemento del dibattito che si alimenterà anche del contributo dei più giovani. Saranno difatti presenti gli studenti delle scuole superiori di Pescara, coinvolte dal Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca) per stimolare anche le riflessioni degli ospiti. L’obiettivo finale è quello di esprimere considerazioni su quelle che potrebbero divenire le “nuove strategie” eversive degli equilibri costituzionali, dello Stato interno e della Comunità internazionale. Il significato della giornata dedicata ai “Diritti infranti” prova a sintetizzarlo Angelo Bozza, presidente del Tribunale di Pescara: «Da un lato andiamo a onorare la memoria di chi ha difeso la democrazia in momenti difficili, dall’altro guardiamo ai nuovi fenomeni legati al terrorismo che rispetto a prima hanno assunto carattere sovranazionale».
Il presidente del Tribunale di Pescara precisa inoltre il ruolo della magistratura nella repressione, anche se sottolinea la capacità di prevenire eventuali attentati attraverso interventi e operazioni sui fenomeni delle associazioni eversive. Bozza, provando a tracciare un parallelo su quanto avvenuto 40 anni fa e quello che sta succedendo a livello internazionale spiega: «Quarant’anni fa il fenomeno era prettamente italiano e ideologico, legato a forme ideologiche spinte, tali da giungere all’uso della violenza. Adesso il discorso è globale, non è più solo mediorientale. L’origine di questi fenomeni però resta sempre ideologica, poi può essere sociale, culturale, politica, può avere diversi aspetti. L'importante però è considerare che gli avvenimenti vanno inquadrati a livello sovranazionale».
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