ABRUZZO / CORONAVIRUS

I medici: «Caos sui test ai docenti» 

Gli ordini provinciali segnalano ritardi. Casale (Chieti): «Non abbiamo i kit»

L’AQUILA. Doveva rappresentare il semaforo verde per ripartire con le lezioni in tutta sicurezza. Invece la campagna del ministero della Salute per la somministrazione dei test sierologici ai docenti e al personale della scuola è ferma ai box e procede a rilento, con qualche dubbio di troppo. Ufficialmente è partita il 24 agosto, ma solo sulla carta perché di fatto è ancora tutto fermo.
In Abruzzo, dove sono arrivati 29.050 kit, il personale scolastico non ha ancora cominciato a fare i test perché i medici non hanno ricevuto i kit. A loro infatti è stato affidato lo screening ma il rischio è che qualcuno non dia la propria disponibilità.
Il Ministero parla di un’adesione volontaria, ma la Regione Abruzzo ha interpretato la norma in modo più rigido. Non è escluso, quindi, che al momento della prenotazione qualche paziente debba essere costretto a ripiegare sull’Asl di competenza. Alcuni medici di base sostengono inoltre che non vi sarebbero sufficienti misure di sicurezza per svolgere i testi nei propri studi.

Cosimo Napoletano (Teramo)
QUI TERAMO. È questo il timore di Cosimo Napoletano, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Teramo. «Ci stiamo muovendo in base alla disponibilità dei medici di famiglia a cui abbiamo chiesto massima collaborazione», sottolinea, «infatti molto di come andranno le cose dipenderà proprio da loro. Se un medico ha 200 assistiti del mondo della scuola, e non è disponibile o non riesce a svolgere questo servizio, si pone il problema di chi somministra i test. Valuteremo il da farsi solo quando tutti i medici avranno detto la loro e dato o meno la propria disponibilità. Nelle prossime ore», spiega Napoletano, «è previsto un consiglio dell’Ordine durante il quale affronteremo la questione».
QUI CHIETI. Secondo Ezio Casale presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Chieti, «la situazione è bloccata e si procede a rilento». «Noi siamo pronti», chiarisce, «ma non ci hanno dato i kit. Sono arrivati alla Asl, ma la distribuzione procede lentamente. Hanno inviato una Pec chiedendo la disponibilità dei medici per calcolare il numero di pazienti e saranno questi ultimi a dover contattare i docenti visto che il test è volontario e non obbligatorio. Dovranno essere consegnati anche i dispositivi di protezione individuale, ma rischiamo di non farcela prima dell’inizio dell’anno scolastico». Sulla disponibilità dei medici, Casale sostiene che ci sia un po’ di confusione e precisa che «a livello nazionale si è affermato come l’adesione sia su base volontaria, ma sembra che la Regione Abruzzo abbia interpretato diversamente parlando di un obbligo. Crediamo però che questo sia un impegno che risponde a un principio deontologico per mettersi a disposizione della comunità in una situazione di emergenza e per la prevenzione della pandemia. È anche un impegno morale che i medici devono assumere».

Maurizio Ortu (L'Aquila)
QUI L’AQUILA. Più drastico Maurizio Ortu, presidente dell’Ordine dei medici della provincia dell’Aquila, secondo cui sulla disponibilità dei medici «c’è molta confusione». «Non si può costringere nessuno a somministrarli», dichiara, «ma in caso di necessità e in caso di emergenza è deontologicamente scorretto negare tale servizio. Credo che all’Aquila non ci saranno problemi perché conosco i nostri medici di famiglia che sono molto preparati e sensibili e non si tireranno indietro». Sulla questione dei kit però si tira fuori: «Non è competenza istituzionale dell’Ordine dei medici la questione della distribuzione sul territorio e della somministrazione dei kit. Noi controlliamo che il comportamento dei medici sia deontologicamente corretto», evidenzia Ortu, «ma il rapporto della Asl, datore di lavoro, con i medici di base, dipendenti dell’azienda, è un’altra cosa e riguarda loro».
QUI PESCARA. Cerca di fare il punto in provincia di Pescara il presidente dell’Ordine dei medici, Maria Assunta Ceccagnoli. «Abbiamo avviato questa macchina complessa», ammette, «consci del fatto che questa attività si somma a una fase già complessa sia per le strutture sanitarie che per il medico di famiglia che dovrà sobbarcarsi un nuovo servizio e dovrà anche compilare dei documenti da inviare in parte tramite web e in parte con un sistema statistico. Da noi i kit sono stati distribuiti alle sedi distrettuali della Asl. Ogni medico ha visualizzato quali sono i dipendenti scolastici che dovranno eseguire i test tramite sistema sanitario. Il medico può chiamare gli assistiti, ma anche il personale scolastico può chiamare il medico. Se qualcuno non ha un medico può rivolgersi al servizio di igiene. I medici potranno eseguire i test anche nelle sedi della Asl, nei distretti sanitari di residenza».

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