I palazzi nel degrado, ora arriva il richiamo del Tar

19 Agosto 2024

Recinzione distrutta e scheletri occupati, monito al Comune e ai proprietari I giudici bocciano le prove di forza: «Sì al coordinamento pubblico-privato»

PESCARA. «Emerge, all’attualità, un contesto di scarsa chiarezza e soprattutto di poca concludenza a proposito di quel coordinamento tecnico auspicato». Ci mette soltanto un rigo il Tar di Pescara per spiegare il caso dei palazzi ex Clerico in via Tavo sprofondati in un degrado che nessuno riesce a cancellare. Di fronte alla recinzione distrutta e agli scheletri degli edifici occupati dai tossicodipendenti, la sentenza richiama l’amministrazione Masci e i proprietari a collaborare: il Tar chiede, e non è la prima volta, «un coordinamento fra la parte pubblica e privata al fine di pervenire – in tempi comunque compatibili con le esigenze pubblicistiche – ad una auspicata condivisione di migliorie e di affinamento della progettazione tecnica».
È un altro capitolo di una storia che cominciò nel 1969, quando la famiglia Clerico puntò proprio sul quartiere Rancitelli per costruire cinque palazzi destinati alla classe operaia pescarese. Ma i lavori, con le compravendite a rilento, si fermarono quasi subito e, lungo via Tavo, svettano ancora oggi gli edifici mai finiti. Ormai, i tossicodipendenti si sono impossessati dei piani alti dei palazzi con rifugi di fortuna: da via Tavo si vedono cartoni e panni stesi alle finestre. I residenti degli stabili vicini, invece, assistono ogni giorno a un viavai di disperati: un film sul disagio proiettato dall’alba al tramonto.
L’ultimo progetto per gli scheletri, risalente al 2020, è ormai cestinato: prevedeva l’abbattimento degli stabili e la ricostruzione di tre palazzi per 74 appartamenti in housing sociale. Quattro anni dopo, non è cambiato niente.
La sentenza del Tar arriva dopo un ricorso dei proprietari: questa la risposta alla prova di forza del Comune che, dopo una serie di ordinanze di messa in sicurezza considerate non rispettate dai Clerico, ha affidato a un’impresa di Chieti i lavori di completare la recinzione: un conto da 56mila euro, a fronte di una progettazione stimata in 142mila euro, pagato dal Comune. L’amministrazione Masci intende rivalersi sul privato ma la sentenza sembra ammettere questo scenario soltanto «nei casi di urgenza». «In caso di mancato coordinamento», recita il provvedimento, «l’amministrazione resta nei pieni poteri di procedere d’ufficio, a maggior ragione nel caso in cui non permanessero quelle situazioni che – secondo quanto espressamente affermato nella stessa ordinanza 408/23 – non presentavano pericolo e minaccia per l’incolumità dei cittadini e per le quali era assente il carattere di urgenza. La presente sede di merito», continua la sentenza, «postula poi il superamento della prescrizione, impartita a suo tempo con l’ordinanza cautelare 116/2024, secondo cui le eventuali esecuzioni in danno non avrebbero potuto trovare rivalsa economica sui proprietari fino all’udienza del 19 luglio 2024. Pertanto – fermo restando l’onere motivazionale che potrebbe condurre l’amministrazione nei vari casi delineati in sentenza a procedere d’ufficio – nessuna inibizione può ritenersi ancora vigente in ordine all’eventuale (proporzionato) recupero delle spese sostenute».
In un altro passaggio della sentenza, il Tar richiama alla collaborazione tra pubblico e privato per fermare il degrado «al fine di consentire ai ricorrenti di completare il manufatto nel rispetto delle esigenze imposte dall’ordinanza civica 408/23, senza ricorso (ove possibile) alla gravosa esecuzione in danno».
Lo stato dei palazzi ex Clerico era stato al centro delle proposte dei partiti durante la campagna elettorale: il centrosinistra di Carlo Costantini aveva proposto un consiglio comunale straordinario davanti agli scheletri; il centrodestra si era spinto oltre annunciando la possibilità di «acquisizione da parte del Comune dell’intero complesso» per farne «la sede unificata di tutte le società partecipate del Comune di Pescara, come Adriatica Risorse, Ambiente spa, Pescara Multiservice e Pescara Energia, che oggi sono sparpagliate sul territorio».