I pensionamenti svuotano le scuole A settembre 557 docenti in meno

3 Aprile 2020

PESCARA . Sarà un altro anno scolastico all’insegna dell’emergenza quello che si aprirà il prossimo autunno. Superate, si spera, le difficoltà legate al coronavirus che ha costretto studenti e...

PESCARA . Sarà un altro anno scolastico all’insegna dell’emergenza quello che si aprirà il prossimo autunno. Superate, si spera, le difficoltà legate al coronavirus che ha costretto studenti e insegnanti a confrontarsi con la didattica a distanza, l’anno scolastico 2020-2021 si aprirà con 714 operatori scolastici in meno rispetto all’organico attuale. In pensione andranno 557 docenti e 157 collaboratori tecnici e amministrativi (il personale Ata). Insomma, un’emergenza nell’emergenza. A renderlo noto è il segretario Cisl Scuola Abruzzo-Molise, Davide Desiati, che descrive una situazione tutt’altro che incoraggiante dovuta a un mix di fattori, all’interno dei quali il mancato svolgimento dei concorsi gioca un ruolo fondamentale. «La scuola abruzzese», dice Desiati, «anche quest’anno vede un numero di pensionamenti consistente di docenti ed Ata. Oltre il 50% delle domande sono state inoltrate grazie alla possibilità di “Quota 100”, quindi per il secondo anno di applicazione della possibilità del pensionamento anticipato nella scuola abruzzese si registra l’effetto di un raddoppio delle domande. Il mancato espletamento dei concorsi e l’esaurimento delle graduatorie per le assunzioni produrranno l’effetto, a settembre, di un notevole incremento delle supplenze».
Delle 714 domande di pensionamento presentate, infatti, ben 375 sono da ricondurre a “Quota 100”. A livello provinciale (vedi tabella), sarà Chieti il territorio sottoposto allo stress maggiore. Qui all’appello mancheranno 222 unità di personale (di cui 173 docenti e 49 Ata. In 108 lasceranno il servizio grazie a “Quota 100”. Seguono Pescara (meno 179), Teramo (meno 162) e L’Aquila (meno 151). «Ancora una volta, indipendentemente dalla situazione emergenziale che vive il nostro Paese», conclude Desiati, «si dimostra l’incapacità di gestire un settore delicato come l’istruzione. Le attuali generazioni di studenti, nei diversi ordini e gradi di scuola, dovranno subire anche l’ulteriore danno della precarietà dei propri docenti e della discontinuità dell’azione educativa e didattica. Ancora una volta si manifesta la necessità di un sistema di reclutamento stabile ed affidabile, sistema che l’attuale apparato politico ha ampiamente dimostrato di non riuscire a garantire». (c.a.s.)