I pescherecci tornano in mare Scordella: «Ci hanno lasciati soli»

16 Marzo 2022

La decisione presa ieri mattina dopo la scelta delle altre marinerie d’Italia di riprendere l’attività Camplone: «Per cercare di risparmiare faremo due uscite settimanali invece di tre. Poi valuteremo» 

PESCARA. La marineria pescarese torna in mare. La decisione di interrompere lo sciopero contro il caro gasolio, iniziato il 6 marzo, è stata presa ieri mattina nel corso di un incontro al porto, con i rappresentanti delle altre marinerie abruzzesi. C’erano armatori di Vasto, Ortona, Giulianova. «Siamo stati costretti», spiega Francesco Scordella, presidente dell’associazione armatori di Pescara, «purtroppo tutte le altre marinerie d’Italia, da nord a sud, sono tornate in mare, lasciando da soli noi abruzzesi in questa protesta. Non abbiamo avuto alternative. Non possiamo permetterci in questo momento di perdere i nostri clienti e che i commercianti del territorio vadano a rifornirsi nelle regioni vicine. Torniamo stanotte (ieri ndr)», dice pieno di rabbia, «senza aver risolto nessuno dei problemi che avevamo e senza un decreto. Come prima dipendiamo dal petrolio. Solo la Borsa può darci una mano. Continuiamo a vivere nell’incertezza più totale. La politica regionale si è attivata, ma a questo punto tutto dipende da cosa deciderà il governo».
«Ci sentiamo traditi», sottolinea l’armatore Massimo Camplone, «torniamo in mare solo perché siamo rimasti soli. Solo per quello. I problemi sono gli stessi, e forse anche di più rispetto a quando ci siamo fermati. Data la situazione, per cercare di risparmiare qualcosa, almeno per questa settimana usciremo in mare due volte anziché tre. Poi vedremo. Nel weekend ci incontreremo di nuovo con gli altri armatori e decideremo il da farsi. Per noi lo stato di agitazione continua. Di certo», fa presente, «andiamo in mare a perdere, senza aver risolto niente, con il gasolio alle stelle e con i soliti problemi di insabbiamento del porto. Usciamo con le barche impauriti, con il timore di restare incagliati. L’ultima volta, molti di noi sono rientrati da Ortona strisciando».
Camplone ricorda che nelle scorse settimane sono stati effettuati dei lavori di urgenza, che però a suo dire non risolvono la situazione. «Si sono spostati», sottolinea, «solo i materiali e i fanghi. Quello che serve è il dragaggio, ma per questo ci hanno già detto che dobbiamo aspettare dopo l’estate. Di questo problema, che va avanti ormai da anni, la settimana scorsa ne abbiamo parlato anche con il prefetto, lo abbiamo pregato di attivarsi. Insomma, torniamo in mare, ma stiamo peggio di prima».
Ancora tappezzato di manifesti e striscioni il porto, con gli appelli alle istituzioni: «Fateci lavorare per le nostre famiglie», «Siamo in ginocchio», «Aiutate la pesca».
La settimana scorsa, l’8 marzo, una cinquantina di armatori pescaresi, in segno di protesta, aveva riconsegnato alla Capitaneria di porto libretti e documenti di bordo e chiedendo un tavolo al governo. Nei giorni successivi erano anche scesi in piazza a Roma, con i colleghi arrivati da tutta Italia, e avevano partecipato ad assemblee nelle Marche e in Abruzzo. «Dopo quello che è successo», sottolinea Camplone, «non seguiremo più nessuno». «Di sicuro», aggiunge Scordella, «saremo gli ultimi a protestare perché gli altri devono capire l'importanza di andare avanti uniti».