I precedenti: potrebbero volerci mesi

10 Maggio 2023

A Torino l’estate scorsa ce ne vollero due per tornare alla normalità. L’Italia è nel mirino

L’AQUILA. Dal 19 agosto al 5 ottobre: tanto è durata l’emergenza hacker dell’estate scorsa nella Asl di Torino. Quasi due mesi, quindi, sono passati dalle prime segnalazioni di malfunzionamento e anomalie dei sistemi aziendali, fino alla dichiarazione ufficiale della fine dell’emergenza. A sancirla fu una nota della stessa azienda sanitaria, secondo cui allora era stato ripristinato il 95% dei servizi e dei sistemi. «Non è stato un semplice lavoro di ripristino: è stata anche portata avanti una strategia di irrobustimento dell’infrastruttura, dei server e dei computer utilizzati dai dipendenti», scrisse, continuando: Si precisa che il lavoro, sino ad oggi eseguito, ha permesso il recupero, grazie all’utilizzo di appositi strumenti e software, dei dati cifrati dall’attaccante. L’Asl Città di Torino non ha mai preso in considerazione la richiesta di riscatto avanzata dai criminali, ma tutti gli operatori informatici hanno dimostrato grande spirito di servizio, così come tutto il personale ha saputo trovare soluzioni per mantenere i servizi attivi anche nei momenti più difficili». Subito dopo gli hacker se la presero con la Asl di Alessandria, sempre in Piemonte.
Interessante è quello che accadde esattamente un anno prima, nell’estate 2021, nella Regione Lazio. Non solo per quanto successo durante l’attacco, che anche qui provocò enormi disagi per settimane, minando in particolare il sistema dedicato alla vaccinazione contro il Covid-19 oltre a quello informatico sanitario generale, provocando l’interruzione dei servizi e intaccando anche il rilascio dei green pass. Ma anche perché fin da subito il Centro nazionale anticrimine informatico per la Protezione delle infrastrutture critiche Cnaipic della polizia postale (che è impegnato anche all’Aquila in questo momento con i suoi esperti), ricostruì come l’anello debole fosse stato il computer collegato al sistema di un dipendente di una società pubblica di supporto della Regione e delle aziende sanitarie.
Questi non sono affatto casi isolati: è in corso una vera e propria guerra cibernetica diffusa, come emerso dal rapporto annuale del Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, condotto su 148 Paesi nel mondo e pubblicato solo poche settimane fa. Secondo lo studio, l’Italia è tra i paesi maggiormente nel mirino: solamente nel 2022 sono stati 188 gli attacchi informatici, con un aumento del 169% sull’anno, mentre a livello mondiale l’incremento è stato pari al 21%.
«Negli ultimi cinque anni si è verificato un cambiamento sostanziale nei livelli globali di cyber-insicurezza mondiali al quale non è corrisposto un incremento adeguato delle contromisure adottate dai difensori», hanno spiegato gli esperti del Clusit, presentando il rapporto del 2022. (l.t.)
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