I sindacati: saranno tutelati i lavoratori del cementificio

19 Agosto 2015

SCAFA. I sindacati avevano espresso preoccupazione sul futuro della Italcementi, 3 mila dipendenti in tutta Italia, a seguito dell’accordo che il gruppo aveva concluso con la Heidelberg Cement,...

SCAFA. I sindacati avevano espresso preoccupazione sul futuro della Italcementi, 3 mila dipendenti in tutta Italia, a seguito dell’accordo che il gruppo aveva concluso con la Heidelberg Cement, società tedesca che ha acquisito il 45% delle azioni. Ma ora arrivano le rassicurazioni: primo incontro per esaminare la questione il 16 settembre prossimo al ministero dello Sviluppo economico.

L’allarme riguardava il mantenimento dei livelli occupazionali e il riconoscimento dei diritti acquisiti dai lavoratori che, nello stabilimento di Scafa, sono 40 e da tempo in cassa integrazione. Le sigle sindacali avevano stigmatizzato il comportamento dell’azienda che, a loro, avrebbe concluso l’affare con i tedeschi «lasciandoci all’oscuro e non considerando le più elementari regole delle relazioni industriali. Con il rammarico di assistere a un passaggio in mani straniere dell’ennesimo pezzo importante e prestigioso del made in Italy, sarebbe necessario», avevano detto, «che anche il governo avesse chiesto garanzie». E Mauro Grossi (rsu Scafa) aveva chiesto un miliardo e 600 milioni alla direzione aziendale se da parte dei tedeschi non fossero stati mantenuti gli impegni sul piano industriale che prevede la copertura con cigs anche per tutto il 2016. L’azienda però ha fornito spiegazioni convincenti «ritenendo importante», si legge in una nota, «ribadire che l’accordo ha una forte valenza industriale e darà vita al secondo gruppo mondiale nel settore del cemento. L’operazione prevede limitate sovrapposizioni negli assetti produttivi dei due gruppi, che comunque non riguardano l’Italia. Italcementi ha confermato ai rappresentanti dei lavoratori il rispetto degli accordi relativi al piano industriale in essere, con l’applicazione fino a gennaio 2016 delle misure concordate a sostegno del reddito dei lavoratori coinvolti e manifestato la propria disponibilità a verificare negli opportuni tavoli ministeriali la possibilità di prorogare gli strumenti di sostegno al reddito fino a gennaio 2017».

Walter Teti