I Tir pronti alla rivolta contro i divieti

Gli autotrasportatori avvertono i primi cittadini: «Se fanno le ordinanze, bloccheremo le strade con le nostre famiglie»
SILVI. Gli autotrasportatori bocciano senza appello l’ipotesi della deviazione del traffico pesante dall’A14 sull’A25/A24. «Una condizione», dice Gianluca Carota, presidente di Fita Cna Abruzzo, «che non potremo mai accettare. Siamo pronti a portare anche le nostre famiglie in strada in segno di protesta». Se qualcuno pensava, dunque, di spostare altrove il problema, dopo i disagi registrati sulla Statale Adriatica per divieti imposti dall’autorità giudiziaria sul viadotto del Cerrano (off limits ai mezzi superiori a 3,5 tonnellate), non ha fatto i conti con la categoria degli autotrasportatori, che come i residenti della fascia costiera e gli automobilisti, subisce i disagi derivanti da una viabilità inadeguata a supportare il traffico che dall’autostrada si riversa sulla statale. Cinquemila tir al giorno, per un totale di 30mila mezzi a settimana. E ieri, solita colonna con centinaia di mezzi pesanti fermi in uscita al casello di città Sant’Angelo. A delineare il quadro di ciò che sta accadendo in questo ore è proprio il racconto di Carota. «In queste condizioni stiamo lavorando al 30%. La situazione per noi è tragica, una vera odissea». Gli autotrasportatori non riescono a effettuare le consegne per tempo, ma pensare di indirizzare i mezzi pesanti su A25 e A24, significa costringerli a fare un giro di 235 chilometri, invece dei 20 consueti, con un aggravio di costi insostenibile per le aziende. Inoltre, significherebbe trasferire il problema sotto il Traforo del Gran Sasso, dove per motivi di sicurezza si viaggia su una sola corsia per senso di marcia e alla velocità massima di 60 chilometri orari. «Mi rendo conto che la sicurezza è la prima cosa», aggiunge Carota, «e dei problemi a Silvi e Montesilvano, ma anche noi non siamo affatto felici di transitare sulla nazionale, nonostante le autostrade costino l’ira di Dio. I nostri sono orari contingentati, e non possiamo viaggiare per più di 9 ore al giorno. Se quelle 9 ore le passiamo in mezzo al traffico non siamo in condizione di rispettare gli impegni, e questo è un problema per le aziende, perché un mezzo costa oltre 200mila euro, e un dipendente 50mila euro l’anno. Siamo lavoratori come gli altri, e se qualcuno pensa che ci piace andare a zonzo si sbaglia».
Anche per il coordinatore della Fita Cna, William Facchinetti, l’ipotesi di deviare i mezzi pesanti costringendoli a percorrere 235 chilometri è assolutamente impraticabile, «sia per questione tempi, sia per i costi. Ci rendiamo conto dei disagi», dice, «ma la qualità dell’aria finora non sembra essere peggiorata dal momento che i mezzi in circolazione sono di nuova generazione e dotati dispositivi anti-inquinamento a tecnologia avanzata. Detto questo», aggiunge, «siamo i primi a sperare che questa storia finisca il più presto possibile». Secondo Facchinetti quello che occorre, e che le categorie degli autotrasportatori hanno già portato all’attenzione dei tavoli nazionali, è un progetto pluriennale, con risorse importanti (si parla di miliardi di euro), da destinare alla manutenzione straordinaria delle infrastrutture viarie, strategiche per il Paese, invece di correre sempre dietro alle emergenze. «A livello nazionale», conclude Facchinetti, «abbiamo chiesto un incontro al ministro proprio per valutare la questione del viadotto del Cerano. Stiamo valutando di chiedere alla politica che si faccia carico del disagio delle nostre imprese prevedendo misure di ristoro economico già previste altrove. Finora abbiamo spinto perché problema si risolvesse all’insegna del dialogo e della ragionevolezza, ma la pazienza è al limite».

