Christian Iansante

PESCARA

Iansante, la voce del cinema che parla abruzzese

Il doppiatore di Bradley Cooper si racconta: Chieti Scalo, le radio locali  e la tv pescarese

PESCARA. La prima volta che ha parlato al microfono se la ricorda ancora. Estate 1978, radio Gamma di Chieti. «Era la canzone “Bella sarai” della Bottega dell’arte, avevo 13 anni e quel pomeriggio dovevo solo mettere i dischi al posto del titolare del programma che aveva avuto un problema. Non fare cavolate mi dissero, ma al quinto disco non resistetti. Accesi il microfono e iniziai a parlare». Quarant’anni dopo quel ragazzino di Madonna delle Piane, quartiere di Chieti Scalo, è uno dei doppiatori più quotati del panorama italiano con un curriculum che a Wikipedia non bastano dieci pagine per raccontarlo.

Bradley Cooper

Da dieci anni, e in 20 film, voce italiana di Bradley Cooper (in questo periodo nelle sale con “A Star is born”) con il quale condivide le origini chietine («la nonna materna è di Ripa Teatina»), Iansante oltre a essere la voce ufficiale del canale satellitare Fox e di Radio 24 e narratore di documentari come “Passaggio a Nord Ovest”, “La storia siamo noi”, “L’America vista dall’alto” è la voce dei protagonisti di tante serie televisive come quella della Fox, “The walking death, abbandonata proprio qualche settimana fa dopo nove anni; di film d’animazione (tra i tanti è il procione nei “Guardiani della galassia” e Occhio di Falco negli Avengers) ma soprattutto, nella sua carriera da doppiatore ormai quasi trentennale ha prestato la voce ai più grandi attori della sua generazione.
Da Joseph Fiennes (Sheakspeare in love, Le due verità, Il nemico alle porte, Il mercante di Venezia, Prison Escape), a Billy Burke (la saga The Twilight), Colin Farrel, Jeremy Renner (Avengers, Nemico pubblico, I giorni dell’odio), Brad Pitt (Una vita al massimo), Matt Damon (Will hunting genio ribelle), Johnny Depp (Paura e delirio a Las vegas), Justin Chambers (Prima o poi mi sposo), Val Kilmer (Wonderland), Richard Chamberlain (L’inferno di cristallo), Ed Westwick (Romeo and Juliet), Christian Bale (I giorni dell’odio, nemico pubblico), Jude Law (Al Intelligenza artificiale), Ben Affleck (Clerks 2). Ma, soprattutto, a Ewan McGregor, il protagonista di Traispotting. «Era il 1996 quando vinsi il provino, dopo che il direttore di doppiaggio mi fece sentire dal cliente, la Medusa film», racconta, «mai avrei pensato che il film diventasse un cult generazionale. Mi ha cambiato la carriera».
Da Madonna delle Piane a Bradley Cooper, come ha fatto?
Ci ho provato con tutto me stesso anche quando c’era chi mi diceva di lasciar perdere.
Ci racconti dall’inizio, la famiglia.
Sono il maggiore di due sorelle, Sabrina e Mary. Mio padre Sergio è di Chieti, mia madre Maria Luisa è friulana. Si sono conosciuti in Svizzera dove sono nato. A sei mesi mi hanno portato in Friuli, sono stato lì con mia nonna fino a cinque anni. E poi sono arrivato a Chieti Scalo, in viale dell’Unità d’Italia, Madonna delle Piane. Ci sono cresciuto, fino a 24 anni.
Che cosa c’era a Madonna delle Piane?
Le fabbriche e gli operai.
Lei che cosa sognava di fare?
Un mestiere artistico, mi piaceva la radio: era facile essere visto come uno strano, un illuso.
Invece ci ha provato. Da dove ha iniziato?
Dalla radio, radio Gamma, nell’estate tra la seconda e la terza media. La sentivo sempre, da quando a mio padre, che aveva comprato uno dei primi televisori a colori, avevano regalato un apparecchio radio. L’ascoltavo di continuo, radio Gamma, e sognavo di essere lì. Quando ho scoperto che la sede stava a un chilometro da casa mia, il giorno dopo mi sono presentato.
Dove di preciso?
In via Colle dell’Ara 123. Una catapecchia, ci pioveva dentro. Il proprietario si chiamava Raniero Tauro. Quest’estate ci sono tornato. Al posto della radio ho trovato una bella casa ristrutturata.
Si presentò alla radio ma aveva 13 anni. Che cosa le dissero?
In radio conobbi un ragazzo, Pasquale Calcagni. Familiarizzai con lui, che mi utilizzava come pulitore di dischi e mi mandava a prendere l’acqua, la birra. Era estate, 800 metri in salita fino al bar del bocciofilo.
Come passò al microfono?
Me lo sono preso. Un ragazzo che aveva un programma non si presentò. Quel pomeriggio di giugno mi dissero di cambiare solo i dischi e di non accendere il microfono, ma al quinto disco fu più forte di me, lo accesi e cominciai a parlare.
E che cosa successe?
Chiamò in radio la moglie del proprietario, “chi è che sta parlando” chiese allarmata. Non ci poteva credere che ero io, quasi un bambino. Il giorno dopo il marito mi propose una trasmissione dalle 8 alle 10, una fascia che d’estate non voleva fare nessuno. Mi feci tutta l’estate lì dentro. Ma ricominciò la scuola e per tre anni non feci più nulla.

Gianfranco Valli
E poi?
Ripresi tre anni dopo con il mio grande amico Giampaolo Ferrante, che purtroppo non c’è più, in una radio di Chieti, Radio Hertz. Per anni ci siamo spostati di radio in radio, eravamo una coppia radiofonica. E nel 1983 approdammo a Radio Flash, a Pescara. Era diretta da Gianfranco Valli e tra i soci c’era Elia Iezzi, all’epoca direttore di Tvq.
Che faceva a Radio Flash?
La classifica Top flash. Tutti i giorni dalle 13.30 alle 14 e la domenica dalle 13 alle 14.30. In radio c’era anche Daniele Barone, oggi giornalista di Sky sport. Lui faceva l’Arca di Noè, 90 minuti di musica da salvare, era un po’ più intellettuale di me e Giampaolo, che facevamo classifica e dediche. Si registrava il sabato, subito dopo la scuola fino alle 8 di sera. Poi Valli portava me, Daniele Barone, Marco Merli, amico di Barone e Giampaolo a mangiare il pesce a Silvi, da Quintino Marcella. Un mago della cucina. Pensare che dopo tanti anni ho risentito il suo nome e la sua voce su Radio 24 per la tragedia di Rigopiano (la persona che diede l’allarme dopo la valanga e non fu creduta ndr).
A Roma quando è arrivato?
Ho fatto un paio d’anni a Radio Flash, poi il militare e dopo il congedo, a gennaio del 1986, tornato a Pescara, Iezzi mi assunse come operatore. Aveva una televisione, Arco Tv, che mandava in onda i video musicali, dovevo cambiare le cassette ogni ora. Ho iniziato a fare anche delle cose per Tvq, continuavo a fare spot pubblicitari, dopo un annetto feci anche una trasmissione mia di video musicali, “Clips” andava in onda tutti i giorni alle 14, Guglielmo Cirillo era il regista. Come operatore seguivo anche il Pescara di Galeone. Ma cominciavo a soffrire quell’ambiente. A fine anni ’80 feci un corso di recitazione di otto mesi a Pescara, con il regista William Zola, il mio primo insegnante di recitazione. E iniziai a ventilare il desiderio di fare il doppiatore.
Perché il doppiatore?
Perché quel microfono mi consentiva di unire le mie passioni: radio e recitazione.
Da operatore tv a doppiatore, com’è successo?
Ho iniziato grazie al mio amico Antonio Di Marco, operatore di Tvq che mi mise in contatto con il regista pescarese Giulio D’Amicone che conosceva Alessandro Rossi, la voce di Arnold Schwarzenegger. Così entrai per la prima volta in uno studio di doppiaggio ai Parioli, feci il provino con Vittorio Stagni, mi dissero che ero portato. Anche Iezzi mi mandò a fare un provino, che andò bene, da Mimmo Palmara, della Sinc cinematografica. Capii che potevo provarci. E mi licenziai dalla televisione.
Quando arrivò a Roma?
Il 5 novembre del 1989. Da vero provinciale lasciai a Chieti la Fiat Uno nuova e super accessoriata che avevo, pensando che a Roma me l’avrebbero rubata, e mi comprai una Fiat 127 usata, a gas per 800 mila lire. Rosso bordeaux, era orrenda. Ma su quella macchina, appena superata la galleria dello stonio, l’ultima prima di vedere Roma, urlai “Roma arrivo”. Nella mia testa la Capitale stava aspettando solo me.
Era il 1989 ma il successo è arrivato dopo, nel 1996 con Trainspotting. Come sono stati quegli anni?
Intanto mi trovai un lavoro per sostenermi economicamente. Grazie a Giuseppe Presutti, Peppino, addetto stampa del Pescara Calcio che il venerdì sera conduceva un programma sulla tv romana Tva40 entrai in quella televisione che mi ha regalato la sicurezza economica per quattro anni. Lavoravo la sera, dalle 20 alle 24, alla messa in onda dei programmi, e di giorni facevo provini e corsi. Ho iniziato a fare i primi doppiaggi. Tutti personaggi che nei copioni non avevano neanche un nome: poliziotto 1, poliziotto 2, il barelliere, il quarto nero. Il primo personaggio doppiato, che aveva un nome, è stato un musicista americano nel film di Pupi Avati, Bix. Era il 1993. In quel periodo lavoravo anche con Minoli, per Mixer, alla Rai. Fu un buon inizio. Ma la vera spinta arrivò tre anni dopo con Trainspotting. Sono stati anni duri. Ma se ce l’ho potuta fare, è stato anche grazie a quel posto di lavoro che mi trovò Presutti. È morto, ma ho avuto il tempo di ringraziarlo. Lo incontrai in un bar di Roma. Giocava a carte con altri pensionati. Entrai e urlando dissi “Io sono a Roma grazie a quest’uomo”. E l’abbracciai.
Ha trovato anche chi le ha detto di lasciar perdere. Come non farsi condizionare?
Se dentro di te hai una spinta emotiva non bastano i pareri di quattro persone a cancellarla. La spinta emotiva deve essere più forte del giudizio degli altri. È la prima cosa che insegniamo nelle nostre scuole.

Christian con l'amico e collega Roberto Pedicini
Già perché ha avviato anche delle scuole di doppiaggio.
Sì con il mio amico e collega Roberto Pedicini e con l’amico di sempre Walter Bucciarelli. Abbiamo iniziato a Pescara per gioco 16 anni fa e oggi siamo anche a Roma, Firenze, Milano e Padova con otto insegnanti.
Bucciarelli è un altro amico storico.
Ci conosciamo dai tempi del bar Cinzia a Madonna delle Piane, quando lui lavorava a Radio Elle a Chieti e io lo imploravo di farmi fare un provino. Quando lo ottenni mi dissero che con il mio accento non avrei mai potuto fare quel mestiere. Era vero, avevo un accento pessimo. Ho studiato tanto.
Oggi vive e lavora a Roma, torna in Abruzzo?
Sì, a Chieti Scalo, dalla mia famiglia, e a Pescara dove ho ancora tanti amici.
Gli abruzzesi visti dalla capitale: un pregio e un difetto.
L’abruzzese è una brava persona, ma soffre di campanilismo.
A quale attore paragonerebbe l’Abruzzo?
A Danny de Vito.