Idea: e se mettessimo un oggetto come questo dentro all’ex Cofa?
Pescara ha l’occasione per cambiare marcia, con progetti ambiziosi nelle aree da recuperare Magari ispirandosi al Padiglione Italia, una delle perle dell’Expo. Progettata dall’abruzzese Proger
PESCARA. Premessa: Pescara merita di più del piccolo cabotaggio all’insegna del quale è stata amministrata negli ultimi anni. Serve un colpo d’ala, coraggioso, che dia l’idea (anche visiva) di una città capace di scommettere sul suo futuro. Noi, come giornale dell’Abruzzo, proviamo a buttare lì un’idea nata osservando quanto ci ha mostrato l’Expo: al di là del dibattito sul cibo, sul quale la si può pensare come si vuole, la grande manifestazione milanese ha incantato i visitatori con splendidi esempi di architettura moderna, un po’ in tutti i padiglioni.
In particolare ce n’è uno che ha conquistato il cuore di chi ha avuto la fortuna di camminare dentro l’Expo ed è, manco a dirlo, il Padiglione Italia, divenuto un po’ il simbolo dell’intera Esposizione. Non si tratta, è bene dirlo, di un oggetto da mostra, destinato ad essere smontato al termine della manifestazione, ma di un palazzo e di una grande piazza destinati a rimanere come opera di architettura moderna che darà un nuovo segno alla città di Milano.
Perché mai non potremmo realizzare qualcosa del genere a Pescara? Qui non mancano né le aree potenziali né le capacità. Tra le prime ricordiamo l’ex Cofa, il vecchio mercato ortofrutticolo a lato del Ponte del Mare di proprietà della Regione. Il presidente, Luciano D’Alfonso, è riuscito quantomeno a demolire i vecchi capannoni fatiscenti a fianco del Porto Turistico, diventati negli anni un ricettacolo abusivo di disperati. Ma distruggere, per quanto doveroso, non basta: si tratta ora di trovare un’idea per far rinascere quell’area e trasformare quel che per anni è stata una vergogna nel simbolo di una nuova Pescara.
Quanto alle competenze, non bisogna andare lontano: Padiglione Italia è opera di un felice connubio tra lo studio di progettazione Nemesi e una società di ingegneristica di Chieti, la Proger. Sia chiaro: non vogliamo fare pubblicità a nessuno e un eventuale bando della Regione Abruzzo non potrebbe certo fare preferenze per questa o quella impresa locale. Ma è un fatto che le capacità per ragionare sul da farsi in zona ci sono tutte. Pescara, lo si è detto fino alla noia, ha una grande potenzialità: essendo una città giovane, può diventare un riferimento in Italia per quel che riguarda l’architettura moderna. Le idee ci sono, ma stentano a decollare: si sa che la Fondazione Pescarabruzzo ha presentato al Comune l’ipotesi di costruire un museo d’arte moderna nell’area ex FEA, le vecchie Ferrovie Elettriche Abruzzesi, ospitando in un nuovo edificio anche la collezione permanente di un grande maestro abruzzese come Ettore Spalletti. All’ente guidato da Nicola Mattoscio non mancano i mezzi e le ambizioni e certamente non avrebbe difficoltà ad investire i 7-8 milioni che servono per realizzare il progetto, su un terreno che anche in questo caso è di proprietà della Regione (si parla di un comodato ultradecennale). Pescara ha bisogno di trasformare tutte queste aree “ex” (c’è anche l’area di risulta della stazione ferroviaria, tra queste) in qualcosa che parli di futuro. Certo, per l’ex Cofa bisogna decidere quale dev’essere il contenuto di un nuovo insediamento, che noi vorremmo bellissimo e sostenibile, come il Padiglione Italia di Milano. Ma bisogna fare in fretta, superare di slancio le interminabili liturgie che finiscono per vanificare anche le migliori intenzioni. Non è solo la città ad averne bisogno: anche il moribondo settore delle costruzioni può dimostrare che si può passare dalla distruzione del territorio al recupero del territorio. Ma in momenti come questi, con il privato che annaspa, è il pubblico a dover mostrare la strada. Noi lo incalzeremo, raccogliendo idee e provocazioni di chi ha a cuore questa città.

