Il 18enne arrestato resta in carcere
PESCARA. Resta in carcere Filippo D’Aulisa, il diciottenne che il 21 ottobre scorso fu protagonista, con altri tre amici (due dei quali ai domiciliari mentre l’altro è stato segnalato alla procura...
PESCARA. Resta in carcere Filippo D’Aulisa, il diciottenne che il 21 ottobre scorso fu protagonista, con altri tre amici (due dei quali ai domiciliari mentre l’altro è stato segnalato alla procura dei minori dell’Aquila), del pestaggio di una coppia di fidanzatini minorenni nella centralissima via Carducci. Il gip Nicola Colantonio, ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dal difensore dell’arrestato, sostenendo che permangono i gravi indizi di colpevolezza e che l’interrogatorio di garanzia non ha apportato nulla di nuovo al quadro investigativo confezionato dal pm Anna Benigni che ha chiesto e ottenuto le misure per tutti e tre i diciottenni. La tesi difensiva imbastita da D’Aulisa, da Francesco Tiberi e Megan Giannini, non ha convinto il giudice, secondo il quale nulla sarebbe cambiato dall’arresto, né sarebbero stati portati alla sua attenzione elementi nuovi tali da far rivisitare la decisione presa con la misura cautelare. Il fatto si verificò intorno all’una e trenta, nella notte tra sabato e domenica 21 ottobre, quando i quattro avrebbero aggredito selvaggiamente i due ragazzini seduti su una panchina lungo il porticato di via Carducci. Dalle immagini acquisite dalla polizia, riprese dalla telecamera del negozio “Pescara store” si vede la donna del gruppo intenta a picchiare la ragazzina e gli altri a prendere a calci e pugni il fidanzatino che aveva preso le difese della ragazza. Un’aggressione nata da una provocazione che gli arrestati attribuiscono ai due fidanzatini, i quali danno una versione opposta. D’Aulisa che passa davanti alla panchina e insulta la ragazzina: «Fai schifo, sei una tr...». Lei che risponde: «Se ti do fastidio non mi guardare», e la risposta: «Io mi chiamo Filippo D'Aulisa, non mi puoi fare nulla», e poi uno schiaffone al volto della ragazzina e la furia del branco che si scatena fino a concludere l’opera portando via la borsa della vittima (da qui il reato di rapina oltre alle lesioni aggravate).
L’aspetto che avrà pesato nella decisione del giudice, riguarda i messaggi che D’Aulisa inviò due giorni dopo al ragazzo picchiato. Il primo per sostenere la sua estraneità, il secondo in cui vuole risolvere la questione ripagando la borsa, che secondo lui non aveva nessun valore, affermando di non potersi permettere una denuncia in quanto ha già una messa alla prova per una precedente vicenda giudiziaria. Ieri anche il legale di Tiberi, Roberto Milia, ha presentato un’istanza di revoca dei domiciliari per il suo cliente. (m.cir.)

