Il cane preso ad agosto Il papà del piccolo voleva un allevamento

21 Ottobre 2016

Oltre alle due femmine l’uomo aveva un maschio Corso Bellini: mi raccontò che erano bravissimi con i bambini

PESCARA. Ce l’aveva da agosto, da quando un allevatore della zona di Cepagatti gliel’aveva regalato, come risulta anche dal microchip di “Giulia” intestato a lui, Manuel Di Rocco, papà del piccolo Ferdinando. L’esemplare femmina di due anni che ha aggredito e ucciso a morsi il bambino era arrivato in famiglia da soli tre mesi e forse, a sentire anche gli esperti, sarebbe tutto qui il motivo dell’aggressione da parte dell’animale che, mentre era legato, non avrebbe riconosciuto nel piccolo un componente del nucleo familiare.

Un nucleo dove, per la verità, come racconta Carmelita Bellini, presidente dell’associazione Dog Village di Montesilvano e da 40 anni referente sul territorio dei problemi legati ai cani, gli esemplari di razza Corso ci stavano da parecchio. «Avevo visto il papà del piccolo con la moglie e i bambini tre settimane fa», racconta Bellini stravolta per quanto avvenuto, «erano venuti da me perché uno dei loro cani Corso era scappato (dopo l’aggressione della stessa Giulia ndr) e mi chiedevano se l’avevano portato da me. È stata l’occasione per parlare della loro esperienza con questi animali, entusiasti del carattere di questa razza. Lui in particolare mi ha raccontato che i suoi bambini giocavano abitualmente con i cani, che erano buoni. Mi ha parlato di due Corsi, una mamma e una figlia, che li aveva in casa e che erano bravissimi. Ne parlava come fossero davvero i suoi figli, con un amore e una sensibilità incredibili. Per questo appena appresa la notizia sono rimasta esterrefatta. Ma purtroppo», continua Bellini, «è solo l’inizio di quello che sarà negli anni avvenire, perché sempre più persone hanno cani molossoidi tipo pitbull. È diventata una moda, si acquistano per quattro soldi e si rivendono senza un minimo controllo. In questo caso no, il papà del bambino aveva tutto in regola, ma tanto per fare un esempio: l’altro giorno sono venuti in associazione tre ragazzetti sui 16 anni ognuno con un cucciolo di pitbull senza microchip e senza vaccino a chiedermi se avevo una femmina per farli accoppiare. Si stavano già organizzando. È questa la realtà, non c’è preparazione e c’è tanta gente che non rispetta la legge che prevede invece di denunciare alla Asl una cucciolata che va microchippata e intestata a chi l’ha fatta partorire. E non si può dare prima di 60 giorni». Un quadro che non riguarda il papà del piccolo che pure, però, stava ponendo le basi per avviare un piccolo allevamento di cani Corso. Oltre a Giulia, aveva un’altra femmina, Aureliana, e un maschio, Armagheddon, che ieri l’allevatore che gliel’aveva venduto è andato a riprendersi. (s.d.l.)