Il capo dell’Antimafia: «Sugli appalti privati norme da riscrivere»

26 Giugno 2014

Il pm Roberti: servono interventi legislativi più incisivi Cardella: gli arresti possibili grazie alla banca dati

L’AQUILA. Sul banco degli imputati le normative della ricostruzione privata che da magistrati e investigatori sono giudicate facilmente superabili da chi opera nell’illiceità. Soprattutto se si tratta di malavita organizzata.

Un allarme in tal senso lo aveva lanciato alcuni anni fa, pur sommessamente, il magistrato dell’Antimafia Olga Capasso che in passato è stata di supporto alla Procura della Repubblica aquilana.

Ieri è stato lo stesso procuratore nazionale antimafia Franco Roberti a intervenire su tale argomento. «Credo che bisognerebbe intervenire con interventi legislativi più incisivi», ha detto, «e soprattutto più vincolanti».

Il sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia Diana De Martino (nella foto in alto a sinistra) ha aggiunto: «Si è detto che non era possibile attivare l’interdittiva antimafia per tutti i 5mila cantieri della ricostruzione privata e creare barriere quindi sono state emanate linee guida, di per sé di carattere non vincolante, come la tracciabilità dei flussi finanziari, la clausola di rescissione per i proprietari, le white list di ditte certificate che, però, sono risultate molto scarsamente popolate».

«Ma», ha poi aggiunto il capo dell’antimafia, «la vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto».

Il procuratore della Repubblica dell’Aquila Fausto Cardella ha tenuto a ribadire che la complessa indagine è stata svolta con poco personale, compresi gli amministrativi, e ha pubblicamente elogiato tutti, oltre, ovviamente, alla Finanza per il considerevole lavoro investigativo di cui ha lodato la qualità.

Per il procuratore distrettuale antimafia «questa indagine fotografa la situazione di un tipo di infiltrazione, quella del clan dei Casalesi, di cui da oggi potremo parlare con più cognizione di causa. Inoltre è un’indagine che valorizza i rapporti tra le procure distrettuali e quella nazionale. Senza la banca dati non sarebbe stato possibile realizzarla in questo modo».

I magistrati, e lo stesso Cardella, hanno tenuto a ribadire come le norme sulla ricostruzione pubblica sono ben diverse e consentono una maggiore possibilità di controllo.

Anche per via del fatto che la prefettura dell’Aquila da diverso tempo sta effettuando un notevole numero di misure interdittive che hanno tenuto fuori dalla ricostruzione imprese sospette. Misure interdittive che in alcuni casi sono state anche inviate alla Procura della Repubblica nelle ipotesi in cui i sospetti di malaffare sono sembrati di una certa consistenza.

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