Il centro perde negozi Via catene e marchi storici

24 Febbraio 2018

C’è chi licenzia e chi si trasferisce. La rabbia di chi resta: «Qui è il deserto»

PESCARA. «Non c’è proprio movimento, lo zero assoluto, un mortorio». Parte da qui la resa di Denise Giordanella, la titolare del negozio di fiori “Frida” che in via Trento ha resistito quasi un anno e mezzo. Un negozio di fiori in stile francese che era lo specchio di una passione e di un’arte imparata maneggiando fiori, ma che Denise Giordanella ha dovuto rimettere nel cassetto dopo aver investito, come dice lei «una cifra troppo grande».
«Eppure, questo locale sembrava fatto apposta», racconta quasi a giustificare la scelta, «una posizione ottima, appena l’ho visto ho detto è questo. Ma poi così ottima la posizione non era se, oltre a me, stanno chiudendo tanti altri negozi».
Basta farsi un giro tra via Trento e corso Umberto per scoprire l’altra faccia del commercio, quella che ci ha creduto finché ha potuto al centro commerciale naturale che sta portando a compimento l’amministrazione comunale, ma che ora non ha più tempo. Piccoli commercianti come la titolare di Frida, ma anche catene e grandi marchi. Come “Nero Giardini”, il negozio di scarpe che lungo via Trento si affaccia su via Sulmona: sulle vetrine non ci sono manifesti che urlano sconti e svuota tutto, ma basta avvicinarsi per scorgere “Informiamo la gentile clientela che il punto vendita cesserà la propria attività domenica 25 febbraio 2018. Grazie. Staff nerogiardini”. Poche righe su un foglietto bianco attaccato alla porta d’ingresso che racconta la fine dell’esperienza pescarese del marchio che in quel locale era arrivato nel 2012, con quattro dipendenti assunte e tanta voglia di fare. E invece nel corso di questi sei anni le quattro dipendenti sono scese a 3, e poi da 3 a una e infine, adesso, la chiusura. Tutti a casa, al posto delle scarpe ci sarà un outlet grandi firme.
E tutti a casa andranno a breve anche i sei dipendenti del negozio “Aw Lab Athletes world” di corso Umberto, angolo via Sulmona, che con i brand sportivi più di moda lascia Pescara dopo più di dieci anni. «C’è chi lascia ma c’è chi arriva» è il refrain di chi vede il bicchiere mezzo pieno, ma tutto sta a vedere chi lascia e per dove. Perché se oltre ai piccoli commercianti iniziano a chiudere, o a spostarsi, anche le grandi catene allora forse ha ragione la signora Denise quando a malincuore dice «è un mortorio». Sarà per questo che “Motivi” marchio di abbigliamento del gruppo Miroglio ha chiuso in corso Umberto appena due giorni fa. Ma è già operativo, come ha lasciato scritto sulla vetrina, in un centro commerciale. Uno a zero e palla al centro, alla faccia del centro commerciale naturale. Ma ancora. Dopo sei anni, e sempre in corso Umberto, si prepara a chiudere anche Lovable, uno dei tanti negozi di intimo che costeggiano il Corso, vecchio fiore all’occhiello dei pescaresi. «Non c’è rimasto più niente dell’eleganza di un tempo», dicono in coro le sorelle Patrizia e Giulia Cipollone, titolari della storica gioielleria aperta dal nonno nel 1891 in corso Manthonè e dal Dopoguerra in corso Umberto. «Tanti marchi storici se ne sono andati», raccontano, «ormai ci sono solo catene commerciali, ma è pur vero che è così nelle vie principali di tutte le città italiane. Il problema però è che è diminuita la gente. Tranne il sabato, ma il Corso si riempie di ragazzi. Avendo chiuso tutte le strade, la gente di una certa età non viene più. Noi resistiamo perché il locale è nostro, è a gestione familiare e abbiamo una clientela storica». Gli stessi ingredienti che tengono in vita un’altra insegna storica cittadina, la boutique Gaeta, dal 1964 all’angolo tra via Fabrizi e via Trento, «ma è sempre più difficile», dice la contitolare Patrizia Gaeta, «a causa di scelte sbagliate che hanno reso impraticabile il centro. Vogliono fare l’isola pedonale? Va bene, ma la facessero davvero, una pedonalizzazione ampia e ben servita, non come adesso che chiudono l’ingresso di via Regina Margherita solo il sabato e la domenica, quando si dovrebbe far entrare la gente. È il deserto. Ma io mi ricordo com’era prima il centro, quando arrivavano da fuori solo per vedere le vetrine di Pescara, la piccola Milano, ci dicevano».
«Il declino della città è iniziato quando hanno chiuso piazza Salotto, un cambiamento strutturale che ha fatto perdere alla piazza la funzione aggregante», commenta Claudio Minicucci, altro storico commerciante di via Sulmona, con La Chitarra antica. «Ma se prima entravano 50mila persone, e adesso a malapena ne fanno entrare 5mila, è chiaro che il quadrilatero non regge più. Non è una questione di affitti, ma di movimento di persone. Parlano di rilancio da vent’anni e si va sempre peggio. Che viene a fare la gente a Pescara, a prendersi le multe? È vero», va avanti, «saranno cambiate le generazioni, le abitudini, c’è tanta crisi. Ma ci devono dare la possibilità di lavorare. Io so solo che siamo aperti tutte le domeniche da 53 anni e da 53 anni siamo aperti anche a Carnevale. Ecco, quest’anno non c’era un bambino mascherato in giro, nessuna manifestazione, tutti ai centri commerciali. Ma a dirla tutta», conclude, «sono spariti anche i politici».