«Il concordato a causa della vecchia gestione»

31 Luglio 2014

L’inchiesta madre sull’Aca, quella per presunte tangenti, è emersa nel luglio 2013 quando il presidente Ezio Di Cristoforo è stato arrestato ai domiciliari terminando il suo incarico nell’azienda che...

L’inchiesta madre sull’Aca, quella per presunte tangenti, è emersa nel luglio 2013 quando il presidente Ezio Di Cristoforo è stato arrestato ai domiciliari terminando il suo incarico nell’azienda che gestisce l’acqua. Dopo varie assemblee dei soci infuocate con le dimissioni, ad esempio, del consigliere del cda Concetta Di Luzio la nuova stagione dell’Aca è iniziata nel novembre 2013 quando presidente è stato nominato l’avvocato Vincenzo Di Baldassarre sotto la cui gestione l’Aca è stata ammessa al concordato preventivo, un’ancora di salvezza per far fronte a circa cento milioni di debiti. La situazione dell’Aca fotografata dal consulente della procura non usa parole morbide nei confronti della precedente amministrazione a cui, la procura, accollerebbe «il grave dissesto finanziario» inquadrando il ricorso al concordato preventivo quasi come un passaggio obbligato. «La gestione dell’indagato Di Cristoforo», scrive il consulente Gianluca Vita nella relazione sulla contabilità dell’Aca, «e degli altri due amministratori Concetta Di Luzio e Giuseppe Di Michele hanno condotto la società a un’ evidente situazione di dissesto finanziario che è culminato con la presentazione del ricorso al concordato preventivo». Uno strumento diventato, sempre come si legge nella relazione, un passaggio a quel punto quasi inevitabile.