Il Covid non ferma il tribunale: processi con accessi limitati

17 Novembre 2020

Attività ridotta: ammesse 4 persone per le udienze davanti al monocratico, non più di 10 se al collegiale o di fronte al gup

PESCARA. Anche con il passaggio alla zona rossa di tutto l'Abruzzo, il tribunale di Pescara resterà aperto e andrà avanti con lo svolgimento delle udienze e di ogni altra attività, anche se con una serie di accortezze necessarie per contrastare l'emergenza Covid, contenute nell'ultimo protocollo stilato venerdì scorso dal presidente Angelo Mariano Bozza, che vede firmatari anche il presidente della sezione penale, Maria Michela Di Fine, il procuratore Annarita Mantini, il presidente dell'Ordine degli Avvocati, Giovanni Di Bartolomeo, il presidente della Camera Penale, Vincenzo Di Girolamo, e il presidente dei difensori d'ufficio, Stefano Sassano.
«Allo stato», afferma il presidente Bozza, «non c'è alcuna norma a riguardo sulla chiusura dei tribunali, se non le disposizioni dell'articolo 23 del decreto legislativo 137 che riguardano però il rispetto delle misure di sicurezza: parliamo del distanziamento sociale, dell'uso della mascherina, l'igienizzazione e via discorrendo, tutti accorgimenti che sono già in atto. Quindi, si va avanti con quello che si può fare sia in presenza sia da remoto: l'obiettivo primario è comunque quello di evitare qualsiasi forma di assembramento. D'altronde, vediamo che si lavora sulle zone di tutti i colori, ma non si regola nulla sulla giustizia. Abbiamo stilato questo protocollo che riguarda soltanto il penale», aggiunge Bozza, ed è comunque in arrivo anche il protocollo per il civile, «per disciplinare le convalide degli arresti e la trattazione dei processi più complessi, per dirla in termini molto sintetici».
E le regole sono che per quanto riguarda i processi davanti al giudice monocratico si possono celebrare quelli fino a un numero massimo di quattro imputati, mentre per il collegiale il numero sale a dieci, salvo quei processi, come Rigopiano, dove sono state adottate specifiche misure per assicurare il distanziamento: tutti gli altri processi dovranno essere rinviati dopo il 31 gennaio, che è la data di scadenza di questo protocollo. Per le questioni davanti al gip/gup, invece, il rinvio riguarderà i procedimenti che contano più di dieci parti in causa.
Ed è questo il motivo per cui il processo all'ex governatore Luciano D'Alfonso e ad altri assessori della sua giunta, chiamati a rispondere di falso per quella seduta nella quale, stando almeno all'accusa, D'Alfonso non si sarebbe presentato anche se venne riportato come presente nel verbale di giunta, se ne tornerà a parlare il 7 giugno prossimo per la prima udienza dibattimentale davanti al giudice monocratico. Ed essendo una prima udienza, il rinvio sarà soltanto per l'ammissione delle prove (liste testi e documenti), poi dovrà essere aggiornata di nuovo per l'inizio vero e proprio del dibattimento. L'altro processo di rilievo in programma ieri, che vedeva imputati l'attuale presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, oltre all'ex assessore Mario Mazzocca e due dirigenti della Soget, non si è tenuto, ma per un altro motivo.
Era in programma alle 15, ma l'attuale situazione dei cancellieri, che hanno dovuto rivedere tutti i loro turni per un collega sospettato di Covid (poi fortunatamente negativo al tampone), ha costretto il collegio a disporre il rinvio in quanto le udienze pomeridiane, proprio per la mancanza di cancellieri, sono al momento sospese. E così il processo a Sospiri e gli altri è stato aggiornato all'11 gennaio prossimo. Si parla del processo per i presunti favoritismi che sarebbero stati messi in atto dai vertici della Soget per "agevolare" i politici debitori della società di riscossione.
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