Il delitto visto dal balcone: così l’assassino ha sparato

Un testimone: «L’ha colpito alla schiena, poi ha preso lo zaino e se n’è andato piano» La rabbia del quartiere popolare: «Il nostro amico non ha mai fatto male a nessuno»
LANCIANO. «L’immagine di quell’uomo che, con la pistola in mano, spara con freddezza alla schiena di una persona non la dimenticherò mai. Poi, ho capito che la vittima era Francesco». Tommaso R. è uno dei residenti di via Cipollone che, dalla finestra di casa, hanno assistito alla morte del pittore Francesco De Florio De Grandis e racconta con le lacrime agli occhi quella scena vista e che non smette di passargli davanti agli occhi. Una scena che, per violenza e freddezza, è una sorta di esecuzione. È commosso Tommaso anche per non essere riuscito ad intervenire. «Stavo vedendo le olimpiadi in televisione e ho sentito dei colpi, forti», riprende il racconto del residente, «ho pensato subito che non erano i soliti botti che ogni tanto si sparano e mi sono affacciato alla finestra. Ho visto un uomo che con la pistola puntata verso un’altra persona sparava dei colpi: si avvicinava e sparava e gli ultimi due, ho visto colpire alla schiena quell’uomo che poi è caduto a terra. Poi l’uomo con la pistola si è avvicinato a quello a terra, ha preso una tracolla militare ed è andato via, con calma, senza correre, verso il lato della caserma della forestale. Sono sceso di corsa, con le ciabatte ai piedi e ho chiamato il 113». Erano le 7.50 di ieri: una domenica mattina di inferno. Arrivato in strada Tommaso capisce che per De Grandis non c’è più nulla a fare, si mette a protezione del corpo per evitare che le macchine passando lo investano; nel frattempo arrivano i familiari della vittima, dai balconi si affacciano altre persone, molte già sentite dai carabinieri.
La notizia fa il giro subito del popoloso quartiere, il più grande della città. E molti scendono in strada per vedere cosa è accaduto. Sconcerto quando si apprende che la vittima è “Ciccillo”; paura quando si vedono a terra, tra le auto, lungo la strada, vicino un cancello, una decina di bossoli. «Ma che sta succedendo», chiede una donna scesa in pigiama, «adesso dobbiamo avere paura ad uscire di casa? Ciccillo non ha mai fatto del male a nessuno».
«Guardate quanti bossoli», fa notare un ragazzo che portava a fare una passeggiata al cane, «è stata una esecuzione. C’è gente armata ormai».
«È il far west», aggiunge Franco R., «in questo quartiere non possiamo stare mai tranquilli». E in tanti da dentro gli appartamenti o dietro i cancelli dei palazzi della via assistono ai rilievi dei carabinieri, della sezione scientifica, all’arrivo della pm Serena Rossi, del medico legale.
Scuotono il capo pensando a Ciccillo e al suo assassino. Già perché il nome del presunto omicida è iniziato subito a circolare, a passare di bocca in bocca. «È stato il vicino di casa, il dirimpettaio». E il vicino ha un volto e un nome: Amleto Petrosemolo. Si parla di un uomo che ultimamente era ancora più chiuso e solitario del solito, che aveva delle ossessioni, che aveva una pistola. E il “perché” di questo gesto estremo, è la domanda che tutti si pongono, e che per ora non ha una risposta. «È un omicidio che ha scosso la città», commenta il sindaco Filippo Paolini, «ma non è riconducibile a una Lanciano violenta, da far west come qualcuno ha commentato; non è un problema di sicurezza. Da questa via in particolare non mi sono mai arrivate segnalazioni, lamentele. Ciccillo sarebbe stato il primo poi che me le avrebbe fatte notare. È un gesto da parte di un uomo che mi dicono avesse problemi, che forse andava aiutato. Delle risposte arriveranno dalle forze dell’ordine. A noi resta il dolore per la perdita di un uomo mite come De Grandis».

