Il dirigente e quella condanna di 5 anni fa

Rispunta la sentenza della Corte dei conti per un incarico da 48mila euro affidato per l’area di risulta
PESCARA. La gestione personalistica del dirigente dei lavori pubblici Fabrizio Trisi, venne evidenziata anche dalla Corte dei Conti che nel 2018 condannò Trisi e il suo attuale sostituto, Giuliano Rossi, per l’affidamento di un incarico irregolare all’architetto Michele Lepore, amico di Trisi (come si evince anche dalle carte dell’inchiesta della Procura di oggi da cui Lepore risulta completamente estraneo).
I fatti si riferiscono al 2012 quando sindaco era Luigi Albore Mascia e Trisi era stato nominato, così come ha fatto poi il collega Carlo Masci, quale dirigente a tempo determinato (ex art. 110 testo unico enti locali). L’incarico in questione era quello di supporto al Rup, Giuliano Rossi, che era stato nominato per il progetto di “realizzazione Teatro comunale presso Area di risulta”, quell’area sulla quale ora il centrodestra vuole realizzare gli uffici della Regione: bisognava procedere ad «approfondimenti tecnici preliminari nel rispetto dei vincoli esistenti e dei limiti di spesa prestabiliti, al fine di assicurare la qualità dell’opera... conformità alle norme ambientali e urbanistiche...».
Un incarico da 48 mila euro per Lepore, senza che fossero stati neppure indicati i compiti specifici che avrebbe dovuto svolgere il professionista.
«Se l’attività», si legge in sentenza, «di supporto al Rup si limitasse effettivamente, come sostenuto dalla difesa di Rossi, semplicemente a consigliare, sovrintendere, indirizzare, suggerire, a supportare per l’appunto, ma senza redigere nessun atto o elaborato, cioè senza produrre o firmare alcunché di tangibile archiviabile, non si comprende la difficoltà dei dipendenti interni a compiere un’attività tutto sommato priva di particolare impegno e priva anche di particolare responsabilità».
Ma i giudici vanno nel cuore del problema e scrivono in sentenza che «il danno è costituito dall’aggravio di spesa sopportato dall’ente locale in conseguenza della irregolare nomina di un architetto esterno a supporto del Rup, pur in mancanza dei presupposti di legge e pur in mancanza della dimostrazione dell’attività di supporto da questi concretamente svolta».
I presupposti di legge riguardavano, appunto, il fatto che venne incaricato un esterno senza accertarsi della disponibilità di figure interne all’amministrazione in grado di svolgere quell'incarico. «A ciò si aggiunga», scrivono i giudici della Corte, «la particolare attenzione dell’opinione pubblica alla questione, come attestato dagli articoli di stampa versati nel fascicolo processuale, che insinuavano il dubbio che il professionista incaricato fosse particolarmente vicino al sindaco dell’Epoca e al dirigente competente: proprio al fine di fugare queste insinuazioni i due convenuti avrebbero dovuto operare con la massima trasparenza e con il massimo rigoroso scrupolo, non potendo essere ignari del contesto».
E la decisione della Corte dei Conti fu quella di condannare Fabrizio Trisi (che neppure si costituì in giudizio) al pagamento di 20 mila euro oltre interessi legali e Giuliano Rossi a pagare 12 mila euro.
(m.cir.)
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