Il Drammateatro festeggia i primi 30 anni

Popoli, la compagnia abruzzese fa un bilancio della sua attività: numerosi i riconoscimenti della critica
POPOLI. Il Drammateatro popolese compie trent’anni. Trent’anni di spettacoli, di ospitalità e di eventi legati alla cultura teatrale. Trent’anni di successi, di fatiche creative e difficoltà in un territorio della teatralità che si distingue dal teatro tradizionale e che guarda al futuro, sempre rinnovando passioni e inquietudini.
Sorto a Popoli nel 1985 per iniziativa di Claudio Di Scanno, il Drammateatro si è ben presto affermato nel panorama teatrale italiano come uno dei gruppi più intraprendenti della scena contemporanea. «Affine alle idealità del Terzo teatro indicato da Eugenio Barba, regista e pedagogo dell’Odin Teatret e dagli insegnamenti del grande maestro polacco Jerzy Grotowsky», spiega Claudio Di Scanno, «la compagnia abruzzese si è distinta negli anni per una coerenza fondamentale, un atteggiamento verso la creazione teatrale». Capacità inventiva e rigore che ben presto gli sono valsi tanti riconoscimenti della critica teatrale italiana, con recensioni di autorevoli critici su quotidiani nazionali (dalla Repubblica, al Corriere della sera, dall'Unità, Il Manifesto, al Tempo) e sulle principali riviste di teatro (Scena, Hystrio, Prima fila). «A cavallo del 1987/1992 lavoravamo e vivevamo in una scuola abbandonata sulle colline di Città Sant’Angelo in piena campagna», ricorda Di Scanno, «una situazione appartata venutasi a determinare non per scelta, ma perché eravamo in cerca di uno spazio di lavoro. L'indimenticabile Fabrizio Cruciani paragonò il nostro lavorare in campagna all'esperienza di Charles Dullin, un grande maestro francese degli anni Trenta. Fu un periodo durissimo, ma fertile da un punto di vista artistico e della tenacia della nostra passione teatrale».
Nella paradossale diffidenza che sempre viene a generarsi quando con pochissimi mezzi si riesce a creare piccole, ma preziosissime opere, che venivano riconosciute dalla critica nazionale», continua il regista «noi rappresentavamo una realtà per così dire incontrollabile, fuori dagli schemi. Esprimevamo una qualità artistica e dei modi di fare cultura teatrale inaspettati ed efficacissimi e questo destava stupore e curiosità. È di quel periodo l'incontro, a Pescara e in altri luoghi della regione, con gruppi importanti dell'altra scena italiana e internazionale». E il trasferimento a Popoli? «Segnò una svolta. Fu nel corso della rassegna teatrale Studija-Pensieri e teatro, da noi organizzata a Pescara, che Brunella Campea mi segnalò il teatro comunale di Popoli a quel tempo chiuso. Contattammo l'allora sindaco Angelo Cafarelli e nacque il progetto Popoli dei teatri. Fu il primo esempio in regione di un rapporto, istituzionalizzato con una convenzione, tra un gruppo indipendente e l'ente comunale». Per celebrare la ricorrenza è in preparazione un programma di performaces per la prossima stagione. (w.te.)
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