Il Ducato diventa elettrico In commercio dal 2020

28 Giugno 2019

Il nuovo veicolo prodotto dalla Sevel di Atessa pronto a conquistare i mercati Modifiche alle linee produttive. I sindacati: «Notizia buona, ma la guardia è alta» 

ATESSA. E' il primo veicolo elettrico di Fca (Fiat-Chrysler) che poggerà gli pneumatici in Italia ed Europa ed è un Ducato. Basta questo per decretare una volta di più la supremazia indiscussa del veicolo commerciale più venduto in Europa e prodotto in Val di Sangro, prima conosciuta come Valle della morte per la dispersione di uomini e risorse negli anni dell'Abruzzo rurale.
È stato presentato mercoledì a Torino in anteprima mondiale il primo modello elettrico di Fiat Professional che arriverà negli showroom Fiat e Fiat Professional nel corso del 2020. Assieme al Ducato elettrico è stato svelato alla stampa internazionale di settore il nuovo modello di Ducato My 2020 che fa da apripista alla svolta green del furgone commerciale e che si annuncia già come un best seller, al pari di tutti gli altri modelli che lo hanno preceduto. Una scelta non casuale, quella di Fca, di scommettere sul suo prodotto di punta, il veicolo che più di tutti gli altri macina risultati, record e consenso di mercato.
Il Ducato made in Abruzzo è leader incontrastato sul mercato europeo per il quinto anno consecutivo, primo per vendite in 12 Paesi e primo veicolo in assoluto come base camper in Europa: circa 3 camper su 4 venduti sono Fiat Ducato. Da 38 anni viene prodotto ad Atessa nel più grande stabilimento europeo per veicoli commerciali leggeri e rappresenta una delle voci più importanti del Pil abruzzese.
Un nuovo modello, a cui seguirà l'atteso veicolo elettrico significa quindi dare lavoro a circa 7mila dipendenti e ad un indotto che ne conta il doppio. Una piccola città produttiva. «Per Fiat Professional in Europa», ha detto alla stampa Stephane Gigou, responsabile del brand Fiat Professional in Emea (Europa, Middle east e Africa), «il 2018 è stato il miglior anno di questo decennio. Abbiamo raggiunto i volumi del brand più alti, i volumi più alti di Doblò, e i volumi più alti nel segmento dei van medi. Tutto questo, mantenendo con Ducato la leadership nel segmento dei large van».
LE CARATTERISTICHE. Il nuovo My 2020 è stato presentato come “il miglior Ducato di sempre”. Motori tutti euro 6D, efficienti, ecologici e performanti; il cambio automatico a nove marce che consente tre modalità di guida e una accelerazione più fluida; i più avanzati sistemi di assistenza alla guida e infotainement e la capacità contenitiva di sempre del cassone sono solo alcune delle caratteristiche del nuovo modello, ordinabile da subito e prodotto ad Atessa nelle centinaia di varianti di cui lo stabilimento è capace.
IL DUCATO ELETTRICO. Anche il Ducato elettrico è già ordinabile, ma sarà possibile acquistarlo solo all'inizio del 2020. Lo stabilimento di Atessa, già al suo picco massimo produttivo, modificherà le linee nel corso della produzione così come sta già facendo per il modello My 2020. Il furgone green è disponibile in tutte le varianti di carrozzeria con la stessa volumetria di carico del Ducato tradizionale, da 10m3 a 17m3, e la migliore portata sul mercato, fino a 1.950 kg. Ducato Electric offrirà diverse opzioni di batterie per un’autonomia totale da 220 a 360 km. Parole d'ordine dal palco di Torino sono state: “100% Ducato, 100% Elettrico”.
LUCI ED OMBRE. I sindacati plaudono al nuovo modello: l'aspettativa è tanta, ma dietro l'angolo c'è lo spauracchio del 2023, anno in cui si conclude la storica joint venture con il gruppo di Psa che nel frattempo, entro il 2021, inizierà a realizzare 100mila Ducato di grandi dimensioni ogni anno in Polonia. «La notizia di nuovi modelli è sempre bella» dichiara Nicola Manzi, Uilm «ma il paradosso è che, con la produzione in Polonia dello stesso prodotto realizzato ad Atessa, abbiamo perso il monopolio della produzione e avremo un concorrente praticamente dentro casa». Dello stesso avviso anche Domenico Bologna, Fim: «Spero che con queste notizie non si illuda nessuno che abbiamo risolto il problema», rimarca, «la Polonia e il 2023 sono fin troppo vicini e sappiamo che il costo del personale (inferiore nei paesi in via di sviluppo ndc) incide solo per il 10-15% sul fatturato. Il resto lo fanno lo stabilimento e il luogo dove si trova: dobbiamo farci trovare pronti alla sfida».
«Il nuovo prodotto» commenta Gianluca Gagliardi, Fismic «è sempre un avanzamento dello stabilimento. Certo bisogna fare il passo ulteriore per fare in modo che il cliente abbia il prodotto che desidera grazie alla flessibilità dello stabilimento. Azienda e sindacati devono ragionare seriamente sulle turnazioni per restare competitivi anche con volumi maggiori».
«Per noi», chiosa Alfredo Fegatelli, Fiom «quella dei nuovi modelli resta un annuncio giornalistico. Fin tanto che Fca non presenterà il piano industriale e non spiegherà la quantità di investimenti previsti non possiamo fare previsioni. Ma ai lavoratori però viene chiesto di lavorare il sabato e la domenica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA