Il generale tradito dalle truppe, le ricadute in Abruzzo: «Rimaniamo fedeli alla Lega»

I responsabili delle sue organizzazioni ormai sono dalla parte di Salvini e dicono no a Futuro nazionale. Ma l’ex consigliere regionale Di Gianvittorio: «Noi lo seguiremo, combatte per una giusta causa»
PESCARA. Un generale con i voti, ma senza soldati. È tutta da costruire la nuova strada imboccata da Roberto Vannacci dopo il suo addio alla Lega. Il valzer dei litigi e delle smentite visto nelle ultime settimane si è finalmente concluso due giorni fa, quando con un post sui social l’europarlamentare ha annunciato la separazione ufficiale dal Carroccio e la nascita di Futuro nazionale, il suo movimento di estrema destra che punta a replicare nel Belpaese il modello AfD. Niente rabbia, ma solo delusione e amarezza per il segretario Matteo Salvini, cauto silenzio tra le sue file. Chi ha in programma di girare le spalle al capitano preferisce giocare a carte coperte, anche se è dato ormai per scontato l’addio dei deputati Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. Secondo il primo sondaggio di Youtrend, il generale sarebbe in grado di arrivare al 4,2%. Tanti voti, raccolti soprattutto tra gli scontenti di FdI, Lega e tra chi oggi non si reca alle urne, che potrebbero rappresentare la vera mina vagante per il governo alle prossime elezioni nazionali (e infatti a Roma già si parla di nuova legge elettorale con soglia di sbarramento «anti-generale»).
Per fare un partito, però, non bastano i sondaggi: servono anche i candidati. E su tutto il territorio nazionale. Qui in Abruzzo, l’unico ad aver fatto ufficialmente coming out è il sindaco di Notaresco Tony Di Gianvittorio, un passato da consigliere regionale del Carroccio e ora pronto a seguire l’ex parà nella sua nuova avventura. Il primo cittadino non vuole fare nomi, ma assicura che negli ultimi giorni il suo telefono «è stato bombardato da messaggi» da parte di iscritti e amministratori locali che sono pronti ad aderire a Futuro nazionale. Non solo del mondo della Lega. «Il generale raccoglie consensi da tutti gli scontenti del centrodestra che non si sentono rappresentati da questo governo», dice Di Giannantonio, «il suo pensiero è quello dei cittadini, il suo programma rispecchia quello che chiedono. Combatte per una giusta causa: in tanti ci seguiranno». Tra questi non ci saranno sicuramente quelli che, fino a qualche tempo fa, erano considerati i suoi fedelissimi. Giuseppe Bellachioma, rosetano, ex deputato della Lega e coordinatore del movimento Noi con Vannacci – poi sciolto – chiude la porta al generale. Dopo il divorzio concluso tra le polemiche, adesso per lui si profila una seconda vita all’interno del suo vecchio partito, fianco a fianco con il coordinatore regionale Vincenzo D’Incecco. «Ero stato ben contento dell’ingresso di Vannacci in Lega, perché mi avrebbe permesso di riavvicinarmi alla famiglia politica a cui sono sempre appartenuto», spiega l’ex parlamentare, «ma se vuoi fondare un altro partito, non ti fai nominare vicesegretario federale come ha fatto lui. Non l’ho trovata una mossa corretta». Poi la stoccata: «La separazione avrà sicuramente un contraccolpo, ma non basta annunciare la nascita di un partito per crearne uno, specialmente se nazionale. Il progetto Noi con Vannacci è fallito perché la situazione era estremamente confusionaria. Serviva una gerarchia e invece tutte realtà legate a lui erano allo stesso livello: non si capiva chi comandava». Il generale infatti può contare anche sull’appoggio delle associazioni Il Mondo al contrario e team Vannacci, nate prima della sua adesione in Lega ma poi confluite lì dopo il suo ingresso. Per la prima organizzazione il referente in Abruzzo è Fernando Di Camillo, che con la Lega si è candidato alle ultime elezioni comunali di Ortona. Nessuna presa di posizione ufficiale, ma l’influenza del fascino vannacciano è evidente. «Prenderà molti voti nella nostra regione», assicura Di Camillo, «sono stati in tanti a chiedere che se ne andasse. Penso che dal partito usciranno in molti per seguirlo. C’è chi ci vede un’opportunità». Non Carola Profeta, responsabile del team Vannacci in regione e capo del dipartimento Famiglia del Carroccio, secondo cui il programma di Futuro nazionale è «fantastico» ma comunque insufficiente a convincerle a cambiare casacca. Non per una ragione di ideali politici, ma perché «i legami umani sono ancora più importanti»: «Ho preso un impegno con D’Incecco e con il partito: intendo rispettarlo. Mi hanno accolto come una famiglia, non ci divideremo». Un concetto ribadito dallo stesso D’Incecco, che pure era stato tra i primi a presentare il libro del generale nell’ormai lontano 2023: «Il nostro percorso è quello tracciato da Salvini. Se c’è qualcuno che ha deciso di prendere altre strade, lo accettiamo con delusione e amarezza, ma anche con tranquillità. La Lega qui è unita, sappiamo dove stiamo andando». E se le truppe del paracadutista alla fine non fossero figlie del suo vecchio partito, ma di FdI? La consigliera comunale dell’Aquila Claudia Pagliariccio, ex Casapound e fedelissima del sindaco Biondi, è la referente qui in Abruzzo per la proposta di legge sulla “remigrazione”, parte del programma politico di Vannacci, non di quello della Meloni. Per un generale senza truppe, ogni soldato può fare la differenza.
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