Il giallo della mappa del ’91 «Zero rischi a Rigopiano»

4 Febbraio 2017

Il Piano idrogeologico dell’Abruzzo: frane e dissesti, nessun pericolo nel canalone Via alle perizie dei tecnici: sotto la lente degli esperti anche i movimenti del terreno

PESCARA. Un documento del 1991 avrebbe dovuto fotografare la pericolosità delle aree di montagna abruzzesi e, tra queste, non c’è la zona di Rigopiano a Farindola: nessun segno di rischio sul canalone a monte dell’Hotel Rigopiano che, il 18 gennaio scorso, è diventato il letto di una valanga dalla forza di 4 mila camion carichi di neve con un bilancio di 29 morti intrappolati nell’albergo distrutto. Si compone di 4 mappe il Piano per l’assetto idrogeologico dell’Abruzzo (Pai): Carta delle pericolosità, Carta delle aree a rischio, Carta inventario e Carta geomorfologica. E in nessuna di queste emerge un possibile rischio a Rigopiano, neanche per le frane. Sono solo tre i tratti sulla Carta geomorfologica che, a parere degli ambientalisti del Forum H2O, indicano un potenziale pericolo, e cioè i «conoidi di deiezione»: si tratta di un’area rialzata formata dai detriti arrivati dal canalone a monte del resort. In base alla mappa, l’Hotel Rigopiano è stato costruito su colate e accumuli di detriti preesistenti compresi quelli da valanghe. La presa di posizione del Forum H20 è contenuta in un esposto di 6 pagine già presentato alla procura di Pescara e finito nel fascicolo per omicidio plurimo colposo e disastro colposo.

Tre segni. Sulla Carta geomorfologica si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l’area del resort: rappresentano il movimento di flussi di materiale che, nel tempo, si è accumulato alla base del canalone. Già dagli anni ’50 si ha memoria di un rifugio, ma l’hotel è stato costruito a partire dal 1967 ed è stato ingrandito nel 2008 con il centro benessere e altri due edifici in legno.

Legge non rispettata. Se il documento del 1991 non evidenzia pericoli a Rigopiano, esiste una legge regionale del 1992 (la numero 47) dedicata alle «norme per la previsione e la prevenzione dei rischi da valanga» e, stavolta, tra i territori a rischio finì anche Farindola. Quasi una premonizione perché, poi, proprio nella zona di Rigopiano a poca distanza dal resort si sono verificate tre valanghe tra il 1999 e il 2005. Se si allarga il comprensorio fino al comune confinante di Arsita, negli stessi 6 anni, le valanghe sono state 10. E quella legge regionale è un altro tassello dell’inchiesta in mano al procuratore capo Cristina Tedeschini e al pm Andrea Papalia: 25 anni fa, stanziando 300 milioni di lire, la Regione decise di stilare una Carta del rischio valanghe per prevenire incidenti nelle zone montuose abruzzesi ma, da allora, la Regione stessa non ci è riuscita. E nell’esposto del Forum H20 si parla di un’«omissione» della Regione. Sul tema valanghe, è stato approvato nel 2014 solo il Catasto storico delle valanghe: un elenco delle slavine a partire dal 1957, un atto necessario per scrivere poi la mappa dei territori a rischio. Ma quest’ultimo passaggio non è stato ancora realizzato e, sul sito della Protezione civile regionale, è comparso un avviso che parla di pochi soldi a disposizione: «Ad oggi l’elaborazione di tale importante strumento, a causa della esiguità dei fondi da dedicare all’attività di censimento e ricerca, riguarda una piccola parte del territorio regionale montano». Uno schiaffo alla prevenzione, soprattutto dopo la tragedia.

Stop alla commissione. Inoltre, che il territorio di Farindola fosse davvero a rischio lo testimonia anche l’istituzione di una commissione comunale dedicata proprio alle valanghe. Una commissione che però, dal 2005, ha smesso improvvisamente di riunirsi nonostante gli allarmi lanciati da una guida alpina, soprattutto per la zona del rifugio Tito Acerbo ad appena poche centinaia di metri dal resort. Anche su questo si indaga.

L’ora delle perizie. E poi c’è una domanda destinata a restare aperta almeno per i prossimi tre mesi, tempo di consegna delle perizie: ma quella che ha sbriciolato l’Hotel Rigopiano è stata solo una valanga? Secondo gli esperti, all’origine della slavina potrebbero esserci tre cause: la massa di neve caduta in pochi giorni fino a toccare anche picchi di 5 metri; il terremoto di 5 gradi Richter che il 18 gennaio scorso a Farindola si è sentito forte tanto da seminare il panico tra ospiti e dipendenti del resort; una frana con un pezzo di montagna staccato e piombato verso il basso. Ma per ora è solo un’ipotesi: bisognerà aspettare che la neve si sciolga per valutare quello che è successo. E lo faranno i tre consulenti nominati dalla procura, due del Politecnico di Torino e uno di Trento. Gli stessi che dovranno verificare anche un precedente inquietante: in base alle foto aeree dell’Istituto geografico militare, riportate anche nell’esposto del Forum H2O, una valanga si sarebbe verificata proprio nello stesso canalone a monte dell’Hotel Rigopiano anche nel 1936. ©RIPRODUZIONE RISERVATA