Il gip: indagati avvisati di essere intercettati

15 Giugno 2022

Gli inquirenti costretti a ricorrere a strumenti più sofisticati e a inserire spie in macchine e in uffici

PESCARA. È una inchiesta piuttosto inquinata, con fughe di notizie che arrivavano quasi in tempo reale. Vale a dire: non appena il pm Andrea Di Giovanni decideva di mettere sotto controllo un telefono, l’interessato ne veniva informato.
Una falla gigante che, a quanto pare, nessuno ha risolto, nel senso che i presunti responsabili, quasi certamente appartenenti alla filiera di quei pochi che avevano accesso a quelle informazioni, non sarebbero stati individuati.
«L'attività di intercettazioni», scrive il gip Antonella Di Carlo nella misura, «è stata compromessa dal disvelamento agli indagati delle indagini in corso, costringendo al ricorso dei così detti trojan (strumento sofisticato che viene inserito come un virus nei supporti informatici dell’indagato) e all’intensificazione delle captazioni ambientali all’interno di uffici e delle autovetture».
Il primo a svelare l'interessamento della procura alla dirigente Asl Tiziana Petrella, sarebbe stato Corrado Greco, ex segretario dell’ex assessore alla sanità Silvio Paolucci (anche lui poi finito indagato proprio per rivelazione di segreto d’ufficio). «Il 9 ottobre 2019», scrive il gip, «si aveva la certezza della fuga di notizie a opera di Greco perché era stato accertato che alcuni indagati, già dal mese di maggio (all’atto della loro iscrizione nel registro delle notizie di reato) erano stati avvisati di essere destinatari di intercettazioni telefoniche». Quel giorno di ottobre Greco va dalla Petrella e, a bassa voce, le dice: «Ti vuole aiutare, ma dobbiamo scendere».
Quando Petrella torna in ufficio riferisce al suo braccio destro Antonio Verna: «Sai che voleva dirmi? Che sono sotto» e, senza dire altro, indicava la sua sedia a ribadire il significato di stare “sotto” (intercettazione). I due capiscono che forse si tratta del loro rapporto con Vincenzo Marinelli («io lo so», dice Petrella, «come sono io perché poi magari... gli voglio bene»).
Da quel momento i due cominciavano a utilizzare strumenti di ostacolo alle indagini, come WhatsApp, ritenuto non intercettabile, senza però rivedere i loro rapporti con Marinelli. Petrella riteneva che quelle mosse potessero essere indirizzate a demolire la sua persona per estrometterla da possibili incarichi, per esempio all’Aric.
Poi Petrella e Verna parlano del versante politico che l’aveva avvertita: «Considera che il primo che me lo ha detto è stato quell'altro (Greco ndr)...bè comunque è lo stesso ambiente se vogliamo, Greco sta da quella parte». Il 3 dicembre veniva avviata l’attività tecnica relativa a Lorenzo Sospiri e «gli indagati», scrive il gip, «avevano notizia dell’attività di intercettazione». E dopo aver incontrato Greco, il braccio destro di Marinelli, Graziano Canonico, tornava in ufficio per parlare con il suo capo: «Canonico riferiva che Silvio Paolucci, consapevole che Greco si recava saltuariamente da Marinelli», si legge nella misura, « e che questi peraltro lo voleva incontrare, lo aveva avvisato di fare attenzione perché nell’ufficio di Marinelli erano installate delle microspie». Ma chi poteva essere a conoscenza di tutti questi particolari di indagine? (m.cir.)
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