Il governatore si difende con 3 atti

17 Maggio 2018

Nel 2014, appena eletto, iniziò a fare pressione per avere la carta delle valanghe

PESCARA. È il 13 giugno del 2014 quando Luciano D’Alfonso, appena eletto governatore, protocolla il primo di tre atti che oggi possono chiarire la sua posizione nell’inchiesta su Rigopiano. Con il primo atto, il presidente della giunta regionale «rappresenta l'urgenza, estremamente significativa, di rilevare nel dettaglio tutte le iniziative in corso assunte dai dirigenti, direttori e assessori». Si parla della carta del pericolo valanghe al centro dell’ultimo filone d’inchiesta che vede D’Alfonso indagato. Passano solo dieci giorni e, il 23 giugno 2014, il governatore protocolla un secondo atto con cui chiede ai dirigenti regionali della Protezione civile di informarlo di «tutti gli elementi conoscitivi che potessero consentire la ripresa, lo svolgimento e la conclusione fruttuosa delle azioni amministrative e progettuali in corso». A rispondergli è il direttore regionale del dipartimento Lavori pubblici del tempo, Pierluigi Caputi, che, il 27 giugno del 2014, lo informa sia dell’esistenza, già dal 2012, della “carta storica delle valanghe”, sia che era in corso la predisposizione della carta di localizzazione del pericolo da valanghe sui bacini sciistici del Gran Sasso e Prati di Tivo, storicamente le zone con maggior frequenza di valanghe, ma che occorreva estendere lo studio sull'intera regione e che, per farlo, servivano risorse specifiche. Arriviamo al 2 settembre 2014, cioè al terzo atto favorevole a D’Alfonso. Quel giorno il governatore chiede di attivare «espressamente ogni utile risorsa umana e strumentale per definire, entro il 26 settembre, tutti i procedimenti amministrativi necessari». E il 25 settembre, il direttore generale dei Lavori pubblici gli risponde impegnandosi ad agire in modo sollecito. Altri atti risalgono al 17 febbraio del 2015. Nell’insieme dimostrano, per la difesa, che non c’è stata inerzia. L'iter ha un’accelerazione dopo la tragedia. Il 2 febbraio del 2017 viene trasmessa una nota dirigenziale a D’Alfonso, all'assessore al bilancio Silvio Paolucci e al sottosegretario Mario Mazzocca, in cui viene richiesta la somma di un milione e 300mila euro per realizzare la carta delle valanghe. (l.c.)