Il liceo “da Vinci” piange lo storico professor Giordano

11 Aprile 2022

PESCARA. Il grande amore per la scuola, sempre circondato dai suoi libri e sempre proiettato verso i suoi alunni, non solo in classe ma anche a casa. È l’immagine che resta di Angelo Giordano, morto...

PESCARA. Il grande amore per la scuola, sempre circondato dai suoi libri e sempre proiettato verso i suoi alunni, non solo in classe ma anche a casa. È l’immagine che resta di Angelo Giordano, morto a 85 anni, rimasto nel cuore di moltissimi pescaresi ai quali ha insegnato storia e filosofia al liceo Da Vinci. Le figlie, Mirella e Simonetta, hanno ricevuto «tante attestazioni di affetto», quando si è diffusa la notizia della sua morte, e hanno raccolto i ricordi di chi lo ha conosciuto e lo ha apprezzato, anche se sono passati tanti anni da quando Giordano ha lasciato il liceo scientifico Da Vinci, dove ha insegnato fino alla fine degli anni Novanta ed è stato anche vicario nella sede di via De Marsi.
«Il suo era un amore immenso, sconfinato, per la scuola. Viveva per il suo lavoro, per i suoi ragazzi», raccontano le figlie. «Per me siete tutti promossi. Dovete imparare il bello della filosofia e della letteratura», diceva ai suoi ragazzi che accoglieva anche a casa, senza soluzione di continuità rispetto alla scuola, perché «gli studenti erano sempre presenti, nella sua vita». E i suoi slanci erano sempre corrisposti, il suo essere «compagnone», la sua parlava con l’accento «un po’ napoletano» hanno lasciato il segno.
A casa coltivava la sua grande passione, la lettura. «Conosceva a memoria la Divina Commedia, era una sorta di accumulatore seriale di libri, ne aveva ovunque. Conservava anche quelli di scuola, quelli con cui ha fatto lezione, non se n’è disfatto». Il suo destino professionale sembrava diverso, quando era giovane, ma poi è stato proprio Giordano ad imprimere la svolta decisiva. «Per volere dei genitori si era laureato in Giurisprudenza ma poi aveva deciso di prendere la seconda laurea», e ha scelto il mondo della scuola. A Pescara aveva costruito la sua vita con la moglie Santuzza ma era di origine salernitana e ha continuato ad amare profondamente il Cilento. «Ne studiava la storia antica e le tradizioni, le leggende, i canti popolari». La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria Dimora del silenzio, a Montesilvano. Oggi, alle 15, i funerali nella chiesa di Sant’Andrea, a Pescara. (f.bu.)