Il locale senza pace, tra fallimenti e sfratti

16 Aprile 2021

Il night dei fratelli Pola acquistato da Mattucci, fu sequestrato dal Tribunale e affidato ai Vaccaro

PESCARA. La vita del Tortuga, storico locale della riviera pescarese parte da lontano, ma negli ultimi anni è stata davvero travagliata a causa di una lunga serie di problemi giudiziari che hanno colpito l'attuale proprietà che rimane di Marco ed Egle Mattucci, figli dello scomparso imprenditore di Montesilvano, Mauro. Il Tortuga, posto al confine tra Pescara e Montesilvano, nasce con i fratelli Pola: originariamente era un night, poi trasformato in discoteca e ristorante con lo stabilimento balneare. I Pola lo gestiscono per tantissimi anni fino a quando, nel 2014, entra appunto in scena Mauro Mattucci che acquista un ramo d'azienda (che comprende ristorante, spiaggia e intrattenimento notturno) poco prima dell’inizio della procedura fallimentare del locale dei Pola.
Nel 2015 iniziano però per Mattucci i primi guai giudiziari e il Tortuga finisce per entrare in una complessa vicenda giudiziaria legata al gruppo dell'imprenditore di Montesilvano. Due i tribunali che si occupano del caso Mattucci: Pescara e Chieti. Il Tortuga resta imbrigliato nel filone chietino dove interviene un sequestro preventivo e qualche anno dopo, nel 2019, viene assorbito dalla misura di prevenzione patrimoniale che è ancora in corso. Il ramo d'azienda resta sotto il controllo del tribunale di Chieti che nomina un amministratore giudiziario. Si arriva così all'assegnazione del ramo d'azienda in affitto alla famiglia Vaccaro che lo gestisce attraverso la società Sogepa. Tutto fino a quando il tribunale chietino decide di non rinnovare la gestione ai Vaccaro per problemi legati a un presunto mancato pagamento della somma dovuta per la gestione annuale. Arriva l’ultimatum alla Sogepa e nell’estate scorsa anche lo “sfratto” per morosità. Dal mese di agosto e fino alla fine dell'anno 2020, subentra quindi la società di Capperi che si aggiudica la gestione di quei mesi anche ad un costo piuttosto alto. Poi interviene il nuovo bando che lo stesso Capperi si aggiudica per una cifra che si aggira intorno ai 100 mila euro all’anno per la durata di tre anni. E proprio in questi giorni, in vista della riapertura dell’attività, il patron di Toccaferro stava eseguendo dei lavori all’interno della struttura: parte imposti dal bando di gara, parte voluti dall’imprenditore pescarese per rivitalizzare questa magnifica struttura, gioiello del lungomare. (m.cir.)