Il ministro al Gssi: qui la ricerca è un modello

17 Dicembre 2020

Manfredi inaugura l’anno accademico con Visco e Coccia

L'AQUILA . La ricerca deve ripartire dal modello L'Aquila. E da catalizzatori come il Gran Sasso Science Institute (Gssi), in grado di fare massa critica e costituire un ponte tra ricerca di base e industria. Ma va superato il gap che sconta l'Italia, reso ancora più evidente nella fase pandemica: il ritardo nei processi di digitalizzazione e nell'istruzione. «Nel Recovery plan si prevede un investimento complessivo di oltre 10 miliardi nella ricerca», ha annunciato il ministro dell'Università, Gaetano Manfredi, intervenuto all'inaugurazione del 18esimo anno accademico del Gssi, che si è svolta on line, «risorse fondamentali, che vanno spese in una logica di futuro. Stiamo vivendo una grande fase di cambiamento e dobbiamo essere in grado di posizionare il sistema della ricerca italiana in posizioni di leadership a livello globale».
«In 20 anni non siamo riusciti a crescere perché non abbiamo fatto investimenti pubblici e privati a lungo termine», le parole del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, «investire in conoscenza è interesse di tutti». Il rettore del Gssi, Eugenio Coccia, ha ripercorso le tappe della scuola a ordinamento speciale, «un attrattore di "cervelli", con il 40% di ricercatori che arriva dall'estero».
FONDI ALLA RICERCA. Manfredi è stato chiaro: «Abbiamo la necessità di colmare un divario con gli altri Paesi europei», ha detto, «gli investimenti sono insufficienti, ma sappiamo di poter contare su ricercatori altamente qualificati, su una tradizione che ha radici profonde e che non dobbiamo disperdere. Possiamo fare il salto di qualità, come abbiamo dimostrato con il vaccino anti-Covid che sarà disponibile presto. Il nostro sistema industriale va trasformato: L’Aquila è un esempio, tra gli altri, di come, anche grazie alle istituzioni locali, la ricerca di base condotta al Gssi, dall’Università e nei Laboratori nazionale del Gran Sasso, possa interagire con le imprese ad alta tecnologia e trasformarsi in applicazioni».
Quanto ai fondi a disposizione, il ministro ha annunciato che «ci sarà una discussione parlamentare, ma al momento dei 209 miliardi previsti dal Recovery Plan, 9 sono destinati alla ricerca, circa 1 miliardo alla formazione universitaria e altrettanto alla ricerca medica: un risultato significativo, che si va a sommare ai finanziamenti ordinari che sono stati aumentati di un miliardo rispetto al passato».
ITALIA IN RITARDO. «È essenziale attuare riforme volte a creare condizioni più favorevoli alla crescita delle imprese, ridurre gli oneri amministrativi e burocratici che ne ostacolano gli investimenti e aumentare la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici», ha sottolineato Visco che ha tenuto una lectio magistralis su economia e conoscenza, «il livello di digitalizzazione del Paese è insufficiente, come lo è quello di istruzione il cui rafforzamento deve avere un ruolo centrale. L’esiguità dell’investimento in conoscenza è una delle principali ragioni del nostro progressivo declino», ha affermato Visco ricostruendo il rapporto tra ricerca e benessere economico del Paese. «La riscoperta dello studio, scientifico e umanistico», ha sottolienato, «è la vera radice del progresso umano e sociale, la condizione per lo sviluppo economico futuro. L'Italia ha necessità di crescere più rapidamente rispetto alle principali economie avanzate per raggiungere il loro livello».
Il RUOLO DEL GSSI. Attivato nel 2013 sotto la spinta dell'Ocse, per il rilancio dell’Abruzzo dopo il sisma del 2009, il Gran Sasso Science Institute «rappresenta oggi un segno tangibile della rinascita dell’Aquila come moderna città della conoscenza, capace di attirare nel capoluogo abruzzese studenti e ricercatori di talento da tutto il mondo», ha evidenziato il rettore, Coccia che ha tracciato il cammino futuro dell'istituto e i progetti messi in campo. «Il mondo, oggi, deve dare una risposta a una grande domanda: tornare alla situazione in cui eravamo prima della pandemia o accettare la sfida della sostenibilità sociale e ambientale?», l'interrogativo posto da Coccia, «prima di questa crisi contavamo gli anni che mancavano perché vaste aree del nostro pianeta diventassero inabitabili a causa del cambiamento climatico. Temevamo che l'ascesa dell'intelligenza artificiale potesse portare a una disoccupazione di massa, mentre la disuguaglianza causata dalla concentrazione delle risorse in poche mani minacciava di raggiungere livelli esplosivi».
«Queste preoccupazioni sono ancora più urgenti: le conseguenze della pandemia renderanno impossibile ignorarle più a lungo. Il mondo si avvicina a una difficile ricostruzione e noi, come esponenti della comunità universitaria, abbiamo il dovere di presidiare la libertà di pensiero, aprire l'accesso alla conoscenza a tutti e rendere possibile l'empowerment dei cittadini».
I PROGETTI. Dal sito Open data ricostruzione, che mette insieme tutti i dati della ricostruzione post-sisma dell'Aquila, alla simulazione di terremoti e sicurezza sismica, dal monitoraggio dell'ambiente e del traffico alla sinergia con Thales Alenia Space, L-Foundry e l'Infn per la nascita di un hub tecnologico per sviluppare tecnologie nei vari settori di competenza.
«Il ponte tra ricerca e industria, l'intermediazione tra ricerca di base e imprese è un modello strutturato di cui si sta ragionando in Italia», ha concluso Coccia, «in Abruzzo e in quest'area ci sono tutti gli elementi e le sinergie per poter fare un'esperienza di questo tipo». Infine sono intervenute, con due approfondite relazioni scientifiche, anche le ricercatrici Serena Cenatiempo e Martina Dal Molin.