Il Palazzo della Cultura intitolato a Mira Cancelli

PIANELLA. Il Palazzo della Cultura del Comune di Pianella è stato intitolato a Mira Cancelli, professoressa e artista che ha trasmesso la sua passione per l’arte tra Cepagatti, luogo natìo dove ha...
PIANELLA. Il Palazzo della Cultura del Comune di Pianella è stato intitolato a Mira Cancelli, professoressa e artista che ha trasmesso la sua passione per l’arte tra Cepagatti, luogo natìo dove ha insegnato a generazioni di studenti, e Pianella, territorio in cui ha vissuto dopo aver sposato Guido Cancelli. Sabato, si è svolta la cerimonia di intitolazione alla presenza di autorità e con le toccanti testimonianze di amici ed ex allievi. Il giorno in cui il sindaco di Pianella Sandro Marinelli, durante la riunione di maggioranza, ha avanzato l'idea condivisa con la famiglia, di intitolare il Palazzo della Cultura a Mira Cancelli, a tutti è sembrato opportuno poiché il Palazzo così come strutturato, in particolare il secondo piano museale, era una sua creatura, ma non solo: Mira Cancelli, infatti, ha rappresentato la comunità vestina.
Durante la cerimonia, chi ha voluto ha potuto ricordarla anche in base alle proprie esperienze: è stata data lettura di missive e poesie pervenute da tutta Italia. «Nel mio intervento», ha commentato l’assessore Massimo Di Tonto «ho spiegato come io non avverta la mancanza di Mira. Si tratta di una iperbole che ho fatto partendo dall'ascesi giornaliera dell'accettazione della finitudine della nostra esistenza. Che Mira prima o poi ci avrebbe lasciato era un dato di fatto, ma è presente nella mia e nelle nostre vite, girando per il paese, entrando in chiesa o in municipio, nelle nostre case.
Mira ha accompagnato le nostre esistenze con il suo essere, così la ricordo da bambino e chierichetto quando è stata inaugurata la Pala d'Altare nella chiesa di Sant'Antonio Abate, raffigurante "Il Presepio". Oppure la ricordo da adolescente, quando ha realizzato e donato al convento dei Padri Carmelitani 15 quadri che rappresentavano la Via Crucis e che i giovani portavano in processione».

