«Il palazzo va abbattuto e ricostruito»

L’appello dell’amministratore: secondo le analisi degli esperti non ci sono alternative, c’è un pericolo di crollo improvviso
MONTESILVANO. È essenziale demolire con tempestività il palazzo, per evitare il rischio di un suo collasso improvviso. È questo, in estrema sintesi, il parere contenuto nella relazione sulla condizione statica del palazzo di via Leopardi elaborata dall’ingegnere Antonello Salvatori, esperto di crolli e docente all’Università dell’Aquila. Un documento sulla base del quale giovedì il sindaco Ottavio De Martinis ha emesso un’ordinanza di sgombero per le 250 unità immobiliari e le 13 attività commerciali dello stabile che affaccia sul lungomare. All’indomani della decisione, si percepisce grande sconcerto nel via vai del condominio di via Leopardi dove alcuni hanno iniziato a portar via i propri effetti personali e sono diversi i proprietari arrivati anche da fuori regione per comprendere meglio la situazione.
La preoccupazione principale è quella espressa dalle 43 famiglie che risiedono stabilmente nel palazzo e dalle attività commerciali, tra cui un bar, una birreria e un ristorante ieri regolarmente aperti in attesa di una notifica ufficiale, ma che si sono dette timorose per il futuro. Oltre allo sgombero, attraverso il provvedimento, il primo cittadino ha anche ordinato al condominio “Riviera 1” di provvedere immediatamente alla realizzazione di opere provvisionali per la messa in sicurezza dello stabile, così come già disposto in un primo atto firmato dal sindaco lo scorso 7 maggio alla luce di una nota dei vigili del fuoco. Ed è proprio contro queste due ordinanze che ieri l’amministratore di condominio, Giuseppe Cellini, tramite il suo legale Giuseppe Failla, ha annunciato la possibilità di ricorrere al Tar all’esito di un’assemblea in programma la prossima settimana.
E non perché la situazione non sia grave, al contrario. Attraverso una nota, infatti, l’amministratore precisa di essersi attivato da tempo per approfondire il problema, segnalando alle autorità preposte i risultati delle indagini tecniche e sollecitandone l’intervento immediato. «La situazione di pericolo potenziale, scaturita dalla segnalazione di un condomino», spiega Cellini, «è stata fin dall’origine oggetto di sopralluoghi, indagini tecniche e strutturali via via più approfondite commissionate dall’amministratore. Tali indagini sono confluite in una relazione di ben 250 pagine a firma dell’ingegnere Mario Nicola Seccia, supportate da lunghe e complesse analisi strutturali». Poi è stata la volta del sopralluogo dei vigili del fuoco e del nuovo parere, quello chiesto all’ingegnere Salvatori, appunto, che sembra non lasciare spazio ad altre soluzioni: il palazzo va evacuato e abbattuto il prima possibile perché sussiste un pericolo di crollo improvviso del fabbricato e un’oggettiva impossibilità di realizzare efficaci opere provvisionali che richiederebbero tempistiche anche superiori ai due anni.
«A fronte di tale chiara relazione desta non poche perplessità il contenuto dell’ordinanza sindacale», prosegue l’amministratore, «non certo in merito allo sgombero», ma alla messa in sicurezza impossibile in pochi giorni. Pertanto l’amministratore, all’esito del parere vincolante dell’assemblea di condominio, si riserva di presentare ricorso al Tar contro le ordinanze del sindaco.

