Il palcoscenico di Eduardo, una scuola di vita

1 Novembre 2014

L’omaggio del Senato: in aula i familiari e gli artisti che hanno lavorato con lui hanno ricordato l’uomo, il politico, l’autore

Chissà come avrebbe commentato Eduardo De Filippo l'Italia in affanno di questi tempi. Chissà come si sarebbe rivolto ai ragazzi senza più sogni per il futuro, lui sempre così impegnato ad allontanare i giovani dal degrado sociale e culturale: forse li avrebbe esortati a prendere in mano il proprio destino, magari dicendo loro che prima o poi, in fondo, «Ha da passà ’a nuttata».

Una cosa è certa: a trent’anni dalla morte, l'interesse e l'affetto nei suoi confronti non si sono affievoliti, anzi sono più vivi che mai. Ne è una prova significativa la scelta del Senato della Repubblica, che ieri ha ricordato questo grandissimo protagonista del nostro teatro e Senatore a vita (la nomina nel 1981, voluta dal Presidente Pertini) con la “Cantata delle parole chiare. Voci dal teatro di Eduardo in Senato”, manifestazione ospitata nell'aula di Palazzo Madama e trasmessa in diretta televisiva dalla Rai e dalla tv del Senato. Commozione, gratitudine e partecipazione hanno caratterizzato i ricordi di chi è intervenuto, non senza orgoglio, a questa celebrazione. «Una mattinata piena di emozioni», ha dichiarato Nicola Piovani, chiamato a eseguire in Aula il poemetto di Eduardo “Padre Cicogna”. Se per Lina Sastri Eduardo è stato «un maestro, un padre», per Silvio Orlando - che lo vide dal vivo solo una volta a 16 anni, «una serata memorabile» - egli è diventato l'emblema di una «forma teatrale in cui nessuno si sente escluso, capace di unire il teatro civile con il divertimento». Luigi De Filippo, figlio di Peppino, ha parlato di uno «zio affettuoso», oltre che di «un artista che avrebbe meritato il Nobel», e ricordando con parole amare i suoi ripetuti tentativi di riavvicinare Eduardo al padre, «a volte riuscendoci, a volte no».

Carlo Giuffrè, che tante volte ha interpretato le sue commedie, ha definito Eduardo come «il Molière italiano, un grande della drammaturgia, accanto a Goldoni e Pirandello. Non so se sono il suo erede», ha aggiunto, «ma ho cercato di far sopravvivere le sue opere: è stato un piacere e una responsabilità recitarlo, e la prima volta che l'ho fatto ho chiesto scusa». Anche un altro pilastro del teatro come Franco Zeffirelli ha voluto ricordare il maestro partenopeo: «Sto perdendo la parola, ma non potevo fare a meno di partecipare», ha dichiarato. «Oggi è stata una festa importante; e la lingua napoletana di Eduardo trasmette la voce del popolo».

Ad aprire la giornata dall'alto valore simbolico ed emozionale, il Presidente del Senato Pietro Grasso: «L'artista Eduardo non è mai disgiunto dall'Eduardo impegnato nell'analisi e nella critica dei paradossi della realtà». Nell'Aula di Palazzo Madama sono risuonate le opere più celebri del Maestro, da Filumena Marturano a Napoli milionaria!, dalle poesie alle lettere. Pagine di teatro immortali, di cui l'evento di ieri ha sottolineato l'attualità e il valore civile. Come ha ricordato in un videomessaggio il Nobel Dario Fo: «Era un personaggio straordinario: era convinto che il teatro fosse una scuola incredibile per togliere i ragazzi dalla mediocrità». «Questo omaggio è servito a raccontare il senso del suo lavoro, l'interesse verso le nuove generazioni», ha dichiarato Luca, il figlio di Eduardo. «Questa sera incontrerò i ragazzi del penitenziario di Nisida, perchè i giovani sono il nostro futuro e la politica deve prestare loro attenzione», ha aggiunto ricordando l'impegno del padre da senatore nel denunciare le condizioni dei detenuti all'Istituto Filangieri (celebre il suo discorso al Senato nel 1982, del quale è stato ascoltato uno stralcio). E non è un caso che ieri mattina, uno dei momenti più toccanti sia stato l'applauso che l'Emiciclo ha riservato ai ragazzi di Nisida, chiamati in Aula a testimoniare la loro sofferenza: quasi un grido il loro, di certo una denuncia, nel solco tracciato da Eduardo, contro il pregiudizio di chi li considera già condannati a vivere nell'illegalità e nell'ignoranza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA