Il Papa: «Attenti al gattopardismo»

2 Dicembre 2016

Monito di Francesco contro «la resistenza delle parole vuote». Cei divisa sul voto

ROMA. Nel chiudere il Consiglio permanente della Cei, a settembre, il cardinale Angelo Bagnasco si era espresso sul referendum costituzionale del 4 dicembre, evitando però di dettare una linea da seguire. In quella circostanza il porporato aveva posto l’accento su tre aspetti particolari: sulla «importanza unica» che ha questa consultazione referendaria poiché «attiene all’impianto della Repubblica, che non è una cosa che si cambia tutti i giorni facilmente», quindi sulla necessità di informarsi per «non accontentarsi del sentito dire» e sul fatto che, in questo caso, «non c’è il quorum», per cui «chi va, va, e quello è deciso: fa una bella differenza». Insomma, era sembrato che il presidente dei vescovi italiani avesse lasciato ai fedeli la “libertà” di scegliere da che parte stare. La realtà è però diversa e ha che fare con una spaccatura della Cei da evitare: tra le parole di Bagnasco si nasconderebbe infatti un Sì, che si scontra con il No di altri vescovi.

È accaduto allora che la distanza (ufficiale) da una posizione univoca si è sgretolata con il passare dei mesi. Il mondo cattolico si è diviso e la neutralità, di fatto, è stata accantonata. Si sono schierate per il Sì le Acli, ad esempio, come pure la Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti di Roma stampata con l’imprimatur vaticano della segreteria di Stato. Da un’analisi firmata dal politologo padre Francesco Occhetta emerge l’idea che la Carta non è sacra tanto che il religioso auspica la vittoria del sì: «L’appuntamento referendario è l’occasione per rifondare intorno alla Costituzione la cultura politica del Paese. Non si tratta di un voto favorevole o contrario al governo - scrive -, ma di qualcosa di più e di diverso, che riguarda l’identità della democrazia». Chi si dice a favore del No è invece il Movimento dei Cristiani lavoratori («Un testo ibrido, approssimativo e superficiale, che darà luogo a tante ambiguità e vuoti interpretativi» e che «riduce gli spazi di democrazia») o il popolo del Family Day, contrario a «una riforma pericolosamente accentratrice in maniera verticale del potere legislativo» e ostile «all’orientamento che l’attuale governo ha nei confronti di leggi eticamente e antropologicamente sensibili, di cui la capofila è stata quella delle unioni civili nella primavera scorsa».

Come se ciò non bastasse, ieri il Papa ha affrontato quello che lui ha definito «gattopardismo». Certo, era un’omelia e parlava di spiritualità e non di referendum, ma le sue parole, in cui echeggiavano tanti Sì e No, potevano essere sfruttate come endorsement dai fautori di entrambi gli schieramenti. «Dire di sì, tutto sì, molto diplomaticamente; ma è “no, no, no”. Tante parole: “Sì, sì, sì; cambieremo tutto! Si!”, per non cambiare nulla, no? Lì - spiega Francesco - c’è il gattopardismo spirituale: quelli che tutto sì, ma che è tutto no. È la resistenza delle parole vuote».

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