Il parroco: Salvatore era amato da tutti

30 Aprile 2018

Al funerale don Achille ricorda il muratore 58enne ucciso da un vicino di casa. «Non vogliamo vendetta, ma giustizia»

PESCARA. Silenzio. Nella chiesa di San Giuseppe non si sente volare una mosca per i funerali di Salvatore Russo, il muratore di 58 anni che la mattina del 25 aprile è stato ucciso brutalmente e inspiegabilmente da un vicino di casa, Roberto Mucciante, 51 anni, che lo ha colpito con 38 coltellate, sferrate una dopo l’altra, sotto il condominio dove vivevano, all’angolo tra via del Circuito e via Pian delle Mele. I familiari, gli amici, i conoscenti sono senza parole per questa morte orribile e senza un perché. E alle lacrime della moglie Vittoria e dei figli Michele, Maria Pina, Annarita e Antonella si aggiunge l’applauso di chi ha voluto salutare per l’ultima volta il muratore strappato alla vita e ai suoi affetti troppo presto.
Don Achille Villanucci, che celebra la cerimonia funebre, ricorda bene Salvatore perché ha vissuto a lungo in zona. «Era tanto amato da tutti», dice di Russo. «E tutte le persone presenti in chiesa dimostrano che si è comportato bene, in vita. Era una persona cordiale, pacifica, buona. Era affezionato ai suoi familiari, viveva in forma simbiotica con la moglie e i figli» e proprio per loro ha «speso» la sua esistenza. La violenza «inaudita» di cui è stato vittima, prosegue il parroco durante l’omelia, ha lasciato «tutti attoniti e basiti» ma «di fronte a tanta cattiveria» chi ha fede non può nutrire sentimenti negativi. «Non vogliamo avere vendetta» perché «vendetta e odio non albergano in noi cristiani. Vogliamo giustizia, sì. Ma a quella ci penseranno i magistrati». E poi c’è il dolore, sul quale don Achille si sofferma rifacendosi al Vangelo di Giovanni. «Siamo tralci di vite», fa notare usando il linguaggio del Vangelo, «e la potatura crea dolore, certo, ma è necessaria. Il dolore, che può capitare senza avere delle colpe e che ognuno di noi cerca di allontanare, deve diventare una risorsa». Don Achille pensa a chi «è maturato» con il dolore, a chi «è diventato più buono» a causa della sofferenza. Ma ci sono alcuni che «si sono chiusi e vedono solo il proprio dispiacere, si impoveriscono e si allontanano da Dio». Ebbene, pensando alla morte «ingiusta» di Salvatore, don Achille chiede di «continuare ad avere dei sentimenti buoni» perché un giorno si possa arrivare a dire «che tutta questa sofferenza ci ha resi più umani». Nessun dubbio, per il sacerdote, sul fatto che Salvatore approverebbe. «Lui era tanto cordiale con tutti», aggiunge don Achille, «e sarà contento se diventeremo migliori». Alla famiglia e agli amici del 58enne ucciso nel garage di casa, il parroco rivolge un suggerimento. «Continuiamo a pregare nella dimensione spirituale», dice, «e saremo ancora più vicini a Salvatore. Il legame diventerà più forte».
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