Il Pd va all’attacco su sanità, agricoltura, tariffe bus e acqua

17 Settembre 2024

I consiglieri regionali con i vertici politici del partito lanciano accuse a tutto campo al governo di centrodestra

PESCARA. «A meno di sei mesi dalla riconferma del centrodestra al governo della Regione, quelle che erano priorità di azione della politica regionale si sono trasformate in piaghe e ipoteche per gli abruzzesi». Parte da qui l’attacco sferrato ieri alla giunta di centrodestra dal segretario regionale Pd, Daniele Marinelli, la presidente del partito, Tiziana Di Renzo, e i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Di Marco, Pierpaolo Pietrucci, Sandro Mariani, Dino Pepe e Antonio Blasioli. Sette le censure.
AUTONOMIA DIFFERENZIATA.
Secondo un’indagine dell’Ali (Autonomie locali italiane), l’Abruzzo incamera ogni anno 14,8 miliardi grazie alle entrate fiscali e ne spende 18,6 per i servizi che fornisce. La differenza - pari a 3,8 miliardi - è attualmente coperta grazie ai fondi statali. Qualora venisse attuata l’autonomia differenziata voluta dal governo Meloni, questi 3,8 miliardi dovrebbero essere compensati in altro modo, tagliando pesantemente molti servizi, tra i quali la sanità, l’assistenza sociale e il trasporto pubblico. Il presidente Marsilio si limiterà ad adeguarsi agli ordini che arrivano da Roma oppure difenderà gli interessi degli abruzzesi?
SANITÀ/1 – IL DISAVANZO.
Presentati i piani di razionalizzazione: 200 milioni di disavanzo, tagli per circa 70 milioni e quasi 130 milioni da “trovare”. I manager delle Asl accusano la Regione sulla mancanza di risorse, mentre il Governo regionale propone una Struttura di missione, che è una sorta di autocommissariamento dell’esecutivo, del Dipartimento Sanità e dei manager. Oltre ai debiti, c’è anche il crollo delle prestazioni sanitarie, scese da 158.000 del 2018 a 137.000 nel 2023 (dati dell’Agenzia Regionale Sanità) con punte di oltre il 46% all’ospedale di Ortona, del 44 a Castel di Sangro, del 35 ad Atessa, del 33 a Sulmona, del 30 a Lanciano, del 26 Vasto, del 21 a Tagliacozzo e Avezzano, del 18 a L’Aquila.
SANITÀ/2 – CROLLO DEI LEA.
L’Abruzzo ha il peggior differenziale d’Italia tra i livelli essenziali di assistenza 2022 rispetto a quelli del 2021.La classifica generale analizzata dalla Fondazione Gimbe ci colloca ultimi. Così come va male anche il punteggio totale dei Lea, che, nel monitoraggio del Ministero della Salute, ci vede nella zona rossa, al sestultimo posto, e al di sotto del minimo in tre aree di analisi: quella ospedaliera e sugli allarmi-target per l’emergenza, oltre la prevenzione.
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE.
La delibera regionale che aumenta le tariffe dei bus va revocata. Lo chiede con una risoluzione tutta l’opposizione. È una stangata diluita in due fasi: la prima è scattata il 1° luglio scorso, ed ha fatto lievitare i costi di biglietti e abbonamenti con cifre che vanno da 20 centesimi fino a quasi 10 euro e che produrranno incrementi superiori al 20% dal 1° luglio 2025, quando scatterà la seconda fase. Dalle carte della Regione traspare come gli aumenti servirebbero a finanziare la Film Commission.
AGRICOLTURA.
A un anno e mezzo dai danni del maltempo e da quelli per la peronospora, non si è visto neanche un centesimo né dal Governo, né dalla Regione, col rischio che quando arriveranno ristori ritenuti “urgenti”, molte imprese non ci saranno più. Nulla si muove per l’erogazione dei fondi regionali: 12,5 milioni stanziati in bilancio grazie alla mobilitazione dell’opposizione, di cui ad oggi restano coperti solo 5 milioni che potrebbero arrivare a 10 milioni ricorrendo ai capitoli da cui però la Giunta ha attinto per la sanità. Al palo anche i prestiti Fira da 5.000 a 15.000 euro. Ed è calma piatta sul fronte dei 7 milioni originariamente a disposizione, incrementati di appena 10 milioni dall’ultimo decreto Lollobrigida, a fronte di richieste per 1 miliardo da parte delle regioni colpite, tra cui l’Abruzzo.
AUTOMOTIVE.
La Regione non ha alcuna strategia per fronteggiare le crisi e i rischi che vive il settore industriale, automotive in primis. Da giugno in poi è stato tutto un fiorire di cassa integrazione (Stellantis e altre imprese collegate come Denso, Pilkington, Sodecia e ora persino Sangritana, nonché, a breve, anche quelle di servizi come mense, pulizie, trasporti).
EMERGENZA IDRICA.
L’Abruzzo vive da anni in emergenza idrica, ma progetti e fondi messi in campo dalla Regione restano ancora quasi del tutto sulla carta. C’è appena il 30 per cento di opere in cammino e mancherebbero all’appello oltre 600 milioni di euro rispetto ai fabbisogni.
HANNO DETTO.
In conferenza stampa, ieri mattina, il segretario Marinelli ha attaccato duramente il governo regionale «che non si occupa dei problemi reali delle persone e ha mentito su tutto». Ed ha accusato Marsilio «di governare in modo ideologico». Paolucci ha ricordato che «esattamente 8 anni fa, il 15 settembre 2016, l’Abruzzo usciva dal commissariamento della sanità; Marsilio ha impiegato 6 anni per tornare di fatto in quella situazione drammatica». Per Dino Pepe «l’agricoltura abruzzese è stata abbandonata». Mentre «il disagio sociale è forte», ha commentato Pietrucci, «e la regione è totalmente depressa. Lo spopolamento ci ha privato di 50.000 abitanti, nel 2023 abbiamo perso 33.000 posti di lavoro e 140.000 persone vivono sotto la soglia di povertà». Blasioli ha osservato che «questa seconda giunta regionale di centrodestra finora ha fatto più conclavi che leggi». Per Di Marco «il centrodestra va avanti a colpi di regalie come accaduto nell’ultima seduta di consiglio, con il finanziamento al Festival della birra artigianale, che non mi sembra una priorità». Infine Di Renzo ha concluso: «Chiedo a Marsilio di voltare pagina e iniziare a dare risposte ai bisogni dei cittadini perché la campagna elettorale è finita». (l.c.)