Il “piccolo Moggi” preso dopo la notte passata al casinò

20 Maggio 2015

Di Nicola ex calciatore dilettante: dal Morro d’Oro all’Aquila passando per Giulianova e l’azienda (ortofrutta) di famiglia

di Rocco Coletti

Travolto dalla passione per le scommesse, più forte di quella per il calcio. A tal punto che ieri mattina le forze dell'ordine l'hanno fermato dopo una notte trascorsa al Casinò, a Venezia. Ercole Di Nicola era in albergo, a Tessera, vicino all'aeroporto Marco Polo. Era in compagnia di Daniele Ciardi, ufficialmente magazziniere del Santarcangelo, in realtà anche lui uno dei personaggi legati all'inchiesta di Catanzaro, l’ultima che ha sconvolto il mondo del calcio e che vede proprio in Ercole Di Nicola uno dei principali protagonisti. Dal racconto dell’ordinanza emerge la figura di un “piccolo Moggi”, un dirigente che tiene alle sorti dell’Aquila, ma che ha in pasto le mani dappertutto. Per i rossoblù “compra” le partite (quattro), ma, al tempo stesso, è al centro di un’organizzazione che manipola le partite della Lega Pro e della serie D. Aveva una rete di conoscenze in grado di poter arrivare dappertutto nel mondo della terza serie. Conoscenze maturate da calciatore prima e da dirigente dopo. Sì, perché Ercole Di Nicola, 38 anni, sposato e padre di una figlia, è stato prima di tutto un calciatore. Giocava nel Morro d’Oro, la squadra del paese d’origine. La squadra del papà Cesare che era il presidente del club biancorosso. Un’ascesa dai dilettanti fino alla serie C2, conquistata al termine della stagione 2003-2004. Ercole Di Nicola era un centrocampista di buon talento, ma non molto dinamico. Il passo dal campo a dietro la scrivania è stato breve. E per fare il dirigente, un po’ alla volta, ha lasciato anche gli uffici dell’azienda di famiglia, l’Economica Pagliare. Inizialmente abbinava il lavoro nell’azienda ortofrutticola al calcio. Poi, si è dedicato solo al mondo del pallone. Prima con il Giulianova (in Lega Pro) e poi con L’Aquila. Nel capoluogo di regione è arrivato con la squadra in Eccellenza. Un po’ alla volta, dopo il terremoto del 2009, è iniziata la scalata: prima il ripescaggio in serie D e poi quello in Seconda divisione. Fino alla promozione in Prima divisione di due anni fa. Ma nel frattempo, sono iniziati i primi guai. Da una denuncia per truffa perché avrebbe preso soldi dai genitori di un ragazzo albanese, ben sapendo che non era tesserabile in Lega Pro, fino all’apertura di un’inchiesta della giustizia sportiva perché avrebbe modificato dei contratti inserendo nelle copie inviate in Lega cifre inferiori in quelle pattuite. Gli piaceva movimentare giocatori, ogni sessione era un valzer tra chi arrivava e se ne andava. E, di conseguenza, un’ingente movimentazione di denaro. Aveva dei canali preferenziali con alcune società, diversi procuratori e direttore sportivi. Basta leggere l’ordinanza per capire nomi e cognomi.

@roccocoletti

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