«Il pizzaiolo? Non lo vuole fare nessuno»

16 Luglio 2015

Premiati i vincitori del concorso sul locale preferito: Il Granchio, California e Assamanù i primi tre classificati

PESCARA. Il pizzaiolo? Un mestiere duro, che nessuno vuole fare. Nel giorno della premiazione dei vincitori del referendum lanciato dal Centro, sono gli stessi pizzaioli saliti sul podio a raccontare che quel lavoro, pur al centro di tanti corsi organizzati dalle associazioni di categoria, in realtà piace meno di quello che si immagina. E a lanciare un appello: «Offriamo lavoro».

Oltre 21mila tagliandi totali, con 62 pizzerie in lotta, hanno premiato Il Granchio di piazza Le Laudi, giunto al primo posto, davanti alla pizzeria California di via del Santuario, e ad Assamanù di Pianella. Ieri si è tenuta la cerimonia di premiazione, nella redazione del nostro giornale, delle tre pizzerie preferite dai clienti dei locali. Il direttore del quotidiano, Mauro Tedeschini, ha consegnato tre prime pagine del Centro, realizzate ad hoc per dare “notizia” a sei colonne del piazzamento ottenuto nel concorso dai tre locali.

Un successo che Alberto Aceto - il pizzaiolo responsabile del Granchio, accompagnato dal direttore di Les Paillotes (gruppo dell’imprenditore Filippo De Cecco ), Gabriel Griffa – ha definito «un trofeo». «Non me l’aspettavo», ha confessato Aceto, che viene da una lunga esperienza napoletana, «e per questo ringrazio le persone che ci hanno votato. Vuol dire che il lavoro che facciamo piace». Una soddisfazione espressa anche dai secondi e terzi classificati, Agata Malvagna, titolare della pizzeria California, premiata insieme ai due figli, Marco e Gianluca Graziani, e da una dei soci della pizzeria Assamanù, Annalisa Leo, cotitolare insieme a Marco Di Zio. Ma ieri, oltre al riconoscimento relativo al traguardo del podio per le pizzerie più apprezzate, è stata l’occasione per un dibattito sul lavoro nelle pizzerie. Un mestiere che, in questo momento di crisi, offrirebbe diversi posti, ma per il quale, paradossalmente, non si trova personale.

«Spesso i potenziali pizzaioli trovano delle scuse», ha detto Marco Graziani, mentre per Leo «accade che i giovani provenienti dai corsi di pizzaiolo, a volte non sono preparati adeguatamente e necessitano di fare esperienza». Idem da parte di Aceto, il quale ha fatto notare che gli aspiranti pizzaioli «si presentano, ma poi non vogliono lavorare nei periodi di festa. Noi di pizzaioli», ha fatto ancora presente Aceto, «abbiamo sempre bisogno». Aceto ha poi concluso con un appello: «Vorrei che ci fosse una vera e propria cultura della pizza».

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