Il pm indaga sul carabiniere sotto accusa

12 Aprile 2017

Per la Procura il capitano avrebbe falsificato le intercettazioni, si vuole capire se l’iniziativa è personale

ROMA. Iniziativa personale o suggerita? Dietro il coinvolgimento del capitano del Noe, Gianpaolo Scafarto, nel filone romano dell’inchiesta su Consip c’è anche questo interrogativo su cui fare luce.

Una vicenda, quella delle presunte omissioni e falsificazioni attribuite all’ufficiale dell’Arma, che hanno fatto emergere, come sottolineato dal ministro Andrea Orlando «un profilo inquietante». E fiducia nella magistratura «per accertare la verità» arriva anche dal vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, mentre il presidente dell’Anm, Eugenio Albamonte, esalta lo «scrupolo investigativo» dei pm. Nell’invito a comparire notificato a Scafarto, indagato per falso materiale ed ideologico, emerge la convinzione del procuratore Giuseppe Pignatone e del sostituto Mario Palazzi che siano avvenute con dolo sia l’omessa annotazione da parte del capitano, in un’informativa di circa 1.000 pagine, dell’esito negativo circa una presunta attività di pedinamento da parte dei Servizi, sia l’attribuzione della frase intercettata «...Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato» (riferito al padre dell'ex premier) ad Alfredo Romeo, in carcere per corruzione, invece che ad Italo Bocchino, ex parlamentare e consulente dell’imprenditore napoletano. I fatti attribuiti a Scafarto, investigatore che ha svolto un ruolo determinante nell’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione (fu lui a recuperare i «pizzini» di Romeo con indicazioni di cifre e iniziali dei destinatari) impongono ora agli inquirenti di verificare l’attendibilità dei punti salienti della parte di informativa da lui redatta. Presunti depistaggi e falsificazioni, tuttavia, non hanno condizionato l’iter degli accertamenti.

L’iscrizione di Tiziano Renzi nel registro degli indagati per traffico di influenze, ad esempio, non è avvenuta per effetto della falsa attribuzione della frase intercettata. In procura Scafarto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Sui motivi del rifiuto a rispondere al pm, l’avvocato Giovanni Annunziata ha ribadito che si è trattato di una sua strategia in vista di un prossimo interrogatorio. «Con esclusione del dolo - precisa - cadrà il reato. Quando sarà analizzato in modo esclusivamente tecnico la sussistenza di tale elemento, questa vicenda troverà la sua fisiologica definizione». La decisione di non rispondere ai pm per studiare gli atti processuali - aggiunge il legale - è finalizzata a «comprendere la portata e la valenza degli elementi oggetto di contestazione».