Il primario Rosati in aula: "Mai violate le norme"

9 Ottobre 2015

Il ginecologo nega l'esistenza di corsie preferenziali nel suo reparto nell'ospedale di Pescara

PESCARA. È durato quasi cinque ore l'esame di Maurizio Rosati, direttore dell'unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale di Pescara, nell'ambito del processo con rito abbreviato in corso nel tribunale di Pescara, che lo vede sotto accusa per i reati di omissione di atti d'ufficio, interruzione di pubblico servizio, abuso d'ufficio e peculato.

L'udienza è stata rinviata al 12 novembre prossimo per la discussione. Rosati, davanti al gup Maria Michela Di Fine, è stato incalzato dal pm Gennaro Varone e si è difeso negando ogni addebito: ha rivendicato l'impeccabile organizzazione del reparto che dirige e ha affermato che, dopo il suo arrivo, il reparto ha compiuto un grande salto di qualità. Ha negato l'esistenza di corsie preferenziali per i pazienti che si rivolgevano a lui come medico privato e ha assicurato di avere sempre operato in funzione delle classi di priorità stabilite dalle norme.

Inoltre, ha riferito di avere introdotto una serie di tecniche all'avanguardia, che hanno comportato un maggiore dispendio di tempo, finendo per fare allungare le liste di attesa. Secondo l'accusa, invece, il primario avrebbe «indotto le sue assistite, che necessitavano di prestazioni ginecologiche, a rivolgersi a lui come medico privato, a garanzia di un rapido scorrere della lista di attesa operatoria, altrimenti impegnata per mesi, se non per anni».

Rosati avrebbe «dimesso o fatto dimettere pazienti, bisognose di interventi, che si erano rivolte a medici diversi da lui per visite private, determinando una lista di attesa interminabile, inducendo le donne a rivolgersi a lui quale medico privato o ad altre strutture, con attese che provocavano ingiustificate sofferenze». Insieme a Rosati è imputata la sua assistente, Antonietta Giglio, accusata di peculato in concorso, poiché a giudizio dell'accusa il primario «le avrebbe affidato il telefono mobile aziendale, a carico della Asl, affinché ne disponesse come fosse proprio».