IL PUBBLICO CHE ENTRA NELL’OPERA

24 Giugno 2016

di ANTONELLA CAPITANIO Christo, artista ormai ultra ottantenne, realizza un’opera da un'idea elaborata nel 1970 insieme alla moglie Jeanne-Claude portando migliaia di persone sul lago d'Iseo: di...

di ANTONELLA CAPITANIO

Christo, artista ormai ultra ottantenne, realizza un’opera da un'idea elaborata nel 1970 insieme alla moglie Jeanne-Claude portando migliaia di persone sul lago d'Iseo: di fronte a un fenomeno come questo, non interessano le ovvie polemiche animate dai soliti notissimi critici che stigmatizzano il tutto come alternativa alla sagra di paese o arte che non vale uno solo dei quadri delle mostre da loro curate. I loro interventi sembrano risalire all'epoca della prima mostra in Italia della coppia Christo - Jeanne Claude, alla Galleria Apollinaire di Milano nel giugno 1963, quando "I pacchi di Christo" vennero tacciati di essere "fenomeni di deviazione intellettuale" e gli organizzatori ridicolizzati come "amanuensi" che «credono di scandalizzare con le loro stranezze e invece annoiano soltanto».

A parte il valore indiscusso e già storicizzato di questo operare artistico, oggi siamo di fronte a un fenomeno che ci dice altro. Ci dice che - non importa se anche solo per curiosità o per puro presenzialismo culturale - migliaia di persone non si stanno mettendo in fila per una mostra di quadri Impressionisti o di Caravaggio, ma per "camminare sulle acque" del Lago d'Iseo grazie ai "Floating Piers".

Liquidare questa massa di persone come nuovi conformisti non spiega nulla. Quello che importa è che un artista è riuscito nello scopo forse primo delle cosiddette neo-avanguardie: coinvolgere direttamente il pubblico nella propria opera, che non esiste se non "qui ed ora". Un risultato ancora più eclatante nell'epoca del trionfo della virtualità, degli schermi tv giganti, dei telefoni che fotografano meglio di una reflex: una foto o anche un video di "Floating Piers" non ne restituiscono il senso per quanto formidabile possa essere la risoluzione delle immagini. Se lo si vuol vedere occorre fisicamente entrare a farne parte, entrare in un'opera d'arte che non vuol essere realtà separata né proporsi come oggetto eterno, ma farci guardare in modo diverso il mondo.